22 dicembre 2009

Roba dell'altro mondo

E ancora una volta ci troviamo a volgere il nostro sguardo pieno di speranza Oltremanica.
Gordon Brown, David Cameron e Nick Clegg hanno stretto un accordo per dare vita ai primi dibattiti fra i candidati a Primo ministro che si terranno nel corso della campagna elettorale del prossimo anno fra i leader dei tre più importanti partiti britannici: i dibattiti dureranno 90 minuti ciascuno e si alterneranno su ITV e SKY, con il gran finale su BBC.
Ciò che balza agli occhi dell'italiota sottoscritta è che:
  • Cameron, ormai dato per certo come vincitore, ha deciso comunque di confrontarsi con gli altri candidati, aiutando di fatto il malconcio Brown. Che in Gran Bretagna sia più importante l'interesse degli elettori che dei candidati?
  • I Liberaldemocratici di Clegg vengono di fatto legittimati nella rosa dei partiti più importanti nel paese del bipartitismo per eccellenza. Clegg ha dichiarato: "Dopo un anno terribile per i politici a causa dello scandalo dei rimborsi, questi dibattiti sono un'opportunità per avvicinare nuovamente le persone alla politica".
  • Lo staff laburista che si occupa della campagna elettorale è stato mandato in missione negli Stati Uniti per parlare con produttori tv e con esperti del Partito democratico (ammerigano). Si dice che in quei giorni Pierluigi Bersani sarà a Gambettola alla fiera dell'insaccato.
  • Si pensa che i dibattiti saranno effettivamente seguiti. Cioè, questi dibattiti, che effettivamente saranno guardati da milioni di persone, dovranno sottostare a delle regole. Un po' come quello che succede da noi sotto elezioni, quando ci offrono quei pacchetti confezionati in stile tele Kabul, quando ascolti le proposte per il paese del Partito dei pensionati, anche detto il No euro (erano insieme, no?) e quando scopri che in Valle d'Aosta hanno un loro partito, che però alle europee sta insieme all'Italia dei Valori.
Insomma, roba dell'altro mondo. Ah no, è di questo.
Beh, non era in Gran Bretagna che hanno smesso di cercare i marziani? Forse perché si sono accorti che sono loro. O che siamo noi?



S.O.S. coperta

Sarà la sottoscritta che giudica senza conoscere. Ma scusate, tutto 'sto casino dei trasporti legato al maltempo, con aeroporti nel caos, autostrade bloccate, treni in ritardo (ciliegina sulla torta: i passeggeri dovrebbero girare per le stazioni inciampando nella copertina raccomandata dall'ad delle Ferrovie Moretti, così, nell'eventualità che un viaggio di due ore si trasformasse in una trasferta di settimane), mi suscita una domanda, un quesito semplice semplice: ma se da noi ora facesse -13°C come a Mosca, -17°C come a Dalatangi in Islanda, o -25°C come a Little Chicago in Canada, che succederebbe?
Ma là da loro è emergenza continua?



21 dicembre 2009

E fuori un altro. Anzi, due

Mentre vi segnalo l'ennesimo pestaggio in carcere, questa volta forse più inquietante di quelle tristemente già sentite, perché riguarda "il negro" di cui avevamo sentito parlare nella famosa registrazione dei secondini del carcere di Teramo, vi devo aggiornare sull'inchiesta per la morte in carcere di Aldo Bianzino.
Vi ricordate la manifestazione fuori dal tribunale di Perugia, con Radicali, grillini e il figlio 16enne, Rudra, per chiedere al giudice di non archiviare il caso di Aldo Bianzino, morto la sera stessa del suo arresto?
Come dire, un'altra di quelle ricerche spasmodiche di verità per le quali si caratterizza il nostro paese.




Armati contro il "tiranno"

Non ho mai creduto che le parole armino le persone, soprattutto riguardo il caso Tartaglia.
Credo però che chi addita Silvio Berlusconi come responsabile di tutti i mali del nostro paese sbagli, oltre che per l'analisi politica incompleta, anche per la deriva tirannicida che si porta appresso e che trova la sua giustificazione proprio nella filosofia delle democrazie liberali.
Silvio Berlusconi, in collegamento con la manifestazione di solidarietà a Verona, ha detto:
Credo che a tutti sia chiaro che se di un presidente del Consiglio si dice che è corruttore di minorenni, un corruttore di testimoni, uno che uccide la libertà di stampa, che è un mafioso o addirittura uno stragista, un tiranno è chiaro che in qualche mente labile, e purtroppo ce ne sono in giro parecchie, possa sorgere il convincimento che essere tirannicidi e diventarlo vuol dire essere degli eroi nazionali e fare il bene della propria patria e dei propri concittadini e quindi acquisire un merito e una gloria importante.
Credo che l'interesse non debba essere indirizzato alle "menti labili" (che potrebbero anche rivolgersi ai dirigenti del Pd per la mancanza di opposizione in cui hanno lasciato questo paese), bensì alla distruzione del Presidente del Consiglio giustificata proprio dal suo riconoscimento con il ruolo di tiranno. E in questo do ragione a Berlusconi.
Silvio Berlusconi non è la causa della logorata democrazia in cui viviamo, le cui colonne portanti sono sempre più rosicate da eccezioni che vanno da un'informazione controllata alla mancanza di stato di diritto, bensì la conseguenza di quella democrazia debole, causata dal monopolio di potere detenuto dai partiti e da un sistema corporativo che non ha permesso all'interesse generale di dettare l'agenda delle riforme del paese.
Se non si capisce questo, oltre a giustificare il tirannicidio in quanto si riconosce l'esistenza di un tiranno, non si fa altro che dare sempre più potere a quello che si ritiene il tiranno.
Un giochetto molto pericoloso in cui a rimetterci sarà il paese, prima del "tiranno" stesso.



20 dicembre 2009

Le nostre storie

Non mi devo neanche scomodare io stessa, basta che citi Fabio Fazio: "Comunque la si pensi, meno male che c'è Marco Pannella".
Per chi ama la Politica, ma anche per chi vuole conoscere un po' della storia del nostro Paese, sotto il racconto di Pannella a Che tempo che fa di ieri.
Perché è uscito il suo libro, "Le nostre storie sono i nostri orti (ma anche i nostri ghetti)". Per chi non sa cosa regalare per Natale, io che al momento ne ho letto alcune parti, lo consiglio.



19 dicembre 2009

Diario di viaggio (da incubo)

La settimana che (fortunatamente) si è chiusa mi ha permesso di fare qualche riflessione sui trasporti in questo paese e sulla iattura che hanno quelli che devono viaggiare spesso.
Premessa: la partenza è sempre da Roma (quindi super agevolata).
  • Lunedì. Devo recarmi a Perugia per un appuntamento alle 18 e non voglio restare a dormire fuori casa. Mi trovo costretta a noleggiare una macchina, perché se volessi andare in treno dovrei cambiare a Foligno, e spingere il regionale per arrivare a Roma in più di tre ore. In macchina ce ne vogliono due, e quindi scelgo l'opzione più inquinante.
  • Mercoledì. Devo recarmi a Torino, dove ho un incontro alle 18 e che si protrae fino alle 20. Incredibile, ma non posso scegliere di tornare a casa, perché l'ultimo volo da Torino per Roma è alle 19.30, ed è impensabile raggiungere Malpensa per prendere l'ultimo volo. Quindi devo restare fuori. L'aereo, l'opzione più inquinante che ci sia, non mi dà alcun problema. I problemi, però, li affronto per recarmi all'aeroporto. Roma è un casino totale, stranamente c'è uno sciopero dei mezzi. Mi avventuro lo stesso in autobus, cercando di raggiungere il trenino che dalla stazione porta all'aeroporto (e che da un giorno all'altro è passato dai 5 agli 11 euro, servizio immodificato). A piazza Venezia sono costretta a scendere e a prendere il taxi fino a Fiumicino: la città è nel pieno caos e rischio di perdere l'aereo. La mattina seguente ho il treno che parte da Torino alle 6.40: sperimento il Frecciarossa, non sto nella pelle. Infatti. Da Bologna in giù il viaggio si tramuta in un incubo e il treno in una carriola che si ferma ogni 100 metri. Ovviamente non sono date spiegazioni a riguardo, ma soltanto il nefasto minutaggio: il treno è in ritardo di 100 minuti. Sono quindi fra i papabili che hanno diritto al rimborso, nonostante Ferrovie dello stato abbia concesso il rimborso per i Frecciarossa soltanto a quelli che superino i 60 minuti. Guardo il mio biglietto: è un'offerta, quindi non rimborsabile. Si spegne così l'ultimo lume di voglia di vivere di quella mattina. Mi slittano tutti gli appuntamenti della giornata. Arrivo alla stazione alla ricerca veloce di un taxi. Esco su via Marsala e trovo un po' di persone davanti a una fila di taxi parcheggiati, senza nessuno dentro. Vado allora in piazza dei Cinquecento. Lì trovo invece una fila enorme di persone davanti a una strada, dove ogni tanto si degna di passare un taxi. Bene, la scelta allora è obbligata: faccio prima a raggiungere la meta in autobus. Paradossale.
  • Venerdì. L'appuntamento a Prato ce l'ho alle 16. Fatta eccezione per l'arrivo in stazione, avvenuto per miracolo considerato che il taxi è arrivato 15 minuti dopo la prenotazione causa blocco totale della Capitale per motivi sconosciuti, all'andata non riscontro nessun problema, anzi, ammiro la comodità del regionale, che a Prato ha addirittura due stazioni, una di queste proprio nel centro storico. Arrivo così alla meta a piedi, in ammirazione della città. Penso: ma questa non è l'Italia cui sono abituata! Il ritorno, invece, mi permette di tornare alle abitudini nostrane. Regionale in ritardo, scendo alla stazione di Firenze per prendere l'eurostar direzione Roma, con la speranza che sia in ritardo anche quello. Arrivo al binario, effettivamente il treno c'è. Assalgo la porta, è chiusa. Batto al finestrino della carrozza dove c'è il controllore: "mi apra!". Il gentilissimo controllore mi fa segno che la porta è chiusa e che posso quindi andare a ... cercarmi un altro treno. Il bello è che il treno rimarrà lì altri 5 minuti buoni. Vabbè. Resto in stazione ad aspettare il treno successivo, in ritardo effettivo di soli 50 minuti (annunciati 30). L'unica mia consolazione è che i treni successivi hanno un ritardo annunciato di 50 (chissà quello effettivo di quant'è). Che tristezza consolarsi per le disgrazie altrui, ma tant'è. Morale della favola, arrivo a Roma alle 22.30, pronta per la cena cui dovevo andare. Forse anche lì c'è stato qualche ritardo, perché al mio arrivo mi sono persa soltanto i fagioli. Fortuna.
La deduzione cui sono giunta dopo essermi imbattuta in questa serie di trasporti? Che viaggiare in Italia è un incubo, cioè, lo è per lo stronzo comune. Perché ho addirittura scoperto che capita che quando sentiamo le sirene e ci facciamo da parte per la strada, spesso dentro quelle macchine non c'è un'emergenza o una situazione di pericolo, ma il direttore stronzo X dell'ente utilissimo Y che si rompe di stare in fila e che quindi decide di superare tutti gli altri. 
Finché non saranno gli italiani stronzi comuni a esigere che i loro rappresentati viaggino con loro, che sperimentino su di sé la condizione delle infrastrutture dei trasporti in Italia, ci meriteremo queste pene. 
Lo dico davvero.




18 dicembre 2009

Dai, ammettilo

Francesco Rigatelli de La Stampa mi ha dato la possibilità di dire quello che penso di Annozero e di Generazione Zero, lo spazio che conduco. Cioè, proprio con parole mie, scrivendo quello che ho detto io.
Ecco uno stralcio:
Annozero è giornalismo anglosassone, perché fa domande incalzanti a chi detiene il potere. In Italia la maggior parte del giornalismo è di accompagnamento al potere. Quando Santoro mi ha domandato di far parte del programma sapevo che avrei potuto far politica nel modo più alto e cioè con un giornalismo al servizio del cittadino.
Per leggere tutta l'intervista basta cliccare qui.
Ieri, poi, grazie all'intervento di Luca Nicotra, abbiamo anche potuto difendere internet dagli attacchi della maggioranza, in particolare di Renato Schifani, che ha dichiarato che Facebook è più pericoloso dei gruppi extra-parlamentari degli anni Settanta.
Non capita spesso in tv di parlare di libertà digitali e della libertà di espressione in generale. Che Annozero piaccia o meno, almeno di questo bisogna dargliene atto.



16 dicembre 2009

Che politica scegli?

Vittorio Feltri nel suo editoriale di oggi se la prende con Gianfranco FIni (ma dai?!).
Sul Giornale scrive:
La pace e la concordia sono durate un sol giorno, come le farfalle. Gianfranco Fini, dopo aver abbracciato lunedì Silvio Berlusconi, nel suo letto di dolore, ieri gli ha ammollato uno schiaffo a distanza, tanto per fargli capire che un conto sono i rituali da capezzale e un altro è la politica. Infatti, [... ieri] il Presidente della Camera con la sua aria da gran cerimoniere ha [detto]: "Quella del governo [di mettere il voto di fiducia sulla Finanziaria] è una decisione legittima ma deprecabile, perché di fatto impedisce ai deputati di esaminare gli emendamenti".
Sono d'accordo con Feltri: un conto sono i "rituali da capezzale", un altro è la "politica".
Il problema, qui, è proprio cosa si intende per politica. E' chiaro che per Feltri politica vuol dire sottostare ai comandi del capo, mantenere una linea unica, totalizzante, che non permette il dissenso. Addirittura l'empatia per la sofferenza personale, nonché la solidarietà politica, dovrebbero spegnere le opinioni personali a beneficio della "retta via", che è quella unica, che vuole tutti nella stessa armata, in fila, compatti.
Dall'altra, invece, c'è una visione della politica plurale, di confronto che è per forza scontro, di una crescita che viene dallo scambio. Per portare avanti questa politica Fini si è beccato del "comunista".
Decidete voi quale delle due versioni considerate più propriamente "politica".


15 dicembre 2009

Sotto l'albero

In ufficio si ricevono tante cose, soprattutto sotto il periodo delle feste, con regalini letterine souvenir, che nel migliore dei casi finiscono in un cassetto.
Questa volta, quando ho aperto la busta, ho visto il Calendario Storico dell'Arma dei Carabinieri, e il primo pensiero che mi è venuto è stato: ma come ho fatto a finire nell'indirizzario dei carabinieri? Sono stata schedata?!
Nella busta c'era una lettera, l'ho letta.
Riporto qui una delle frasi che mi hanno più colpita:
L'essere attento o l'affrontare le tematiche radicali, leggere magari i libri di Travaglio o comunque non avere posizioni uniformate sul cliché della retorica militare o di chi veste la divisa, mi "qualifica" - a detta anche di colleghi - come un contestatore.
L'avere idee diverse certo non mi qualifica come migliore di altri che fanno il mio lavoro né, a dirla tutta, con ciò "sputo nel piatto in cui mangio".
Credo nel mio lavoro, sono orgoglioso di avere una divisa, ma credo anche che non ci si possa fermare solamente alla superficie delle cose. Tutto qui.
Non so perché, ma i regali dei "contestatori" sono sempre più ben accetti di quelli di tutti gli altri.
Hanno un che di più pensato, di più sentito, e fanno sembrare che c'è qualcuno che crede che qualcosa di diverso ci possa essere, che non tutti accettano la realtà così com'è.
Chissà, magari sono solo suggestioni.



14 dicembre 2009

Violenza? Due domande

Il primo è Antonio Di Pietro, dal quale ce lo aspettiamo, purtroppo. Dopo aver scatenato un turbinio di polemiche dopo la sua prima dichiarazione, non molla e rilancia a Sky tg 24:
Una cosa è l'aggressione a Berlusconi e la condanna della violenza, un'altra la riflessione politica su cause e responsabilità di un fortissimo disagio sociale dovuto alle scelte personalistiche di chi ci governa, le cui conseguenze non sono prevedibili e possono sfociare in atti di violenza.
Da Di Pietro, quindi, una vera e propria giustificazione dell'uso della violenza in politica.
Quello che colpisce, però, è la dichiarazione di Rosy Bindi, che a La Stampa dice:
Berlusconi però non è soltanto una vittima. Del clima di scontro politico e istituzionale avvelenato è anche lui responsabile.
A questo punto ho due questioni che mi frullano per la testa:
  1. Ma non era grazie alla segreteria Bersani che il Pd avrebbe intrapreso un nuovo corso, agli antipodi del populismo dipietrista e lontano dall'antiberlusconismo che ha fatto sì che è da 15 anni che siamo nelle mani di Berlusconi?
  2. Come si può mettere sullo stesso piano lo "scontro politico" e la violenza in politica? No, perché se adesso uno per il suo modo di fare politica e per le battaglie che porta avanti può essere vittima di violenza, con buona pace dei rappresentanti delle istituzioni (Rosy Bindi - vicepresidente della Camera), vuol dire che siamo alle porte di un periodo che questo paese ha già vissuto, e dal quale non ne è uscito molto bene.



12 dicembre 2009

Una morte da accertare

Sole, primo freddo, bandiera e cartello. Sveglia alle 5, partenza quando ancora è buio in una macchina di assonnati compagni. Direzione tribunale di Perugia, per far sì che non venga archiviata l`accusa di omicidio di Aldo Bianzino a opera di ignoti.
Questo perché, come ha spiegato Luigi Manconi nel suo editoriale su L'Unità di ieri:
Se fosse decisa l`archiviazione, quella di Aldo Bianzino rientrerebbe definitivamente tra le morti le cui cause restano da accertare. E questo significa che non verranno mai accertate. I decessi in carcere la cui dinamica rimane non chiarita rappresentano un terzo del numero complessivo, mentre un altro terzo è costituito da suicidi.
E' andata come potete vedere dalle foto scattate dalla sottoscritta, con Ilaria Cucchi che faceva forza a Rudra Bianzino, con la Bonino che ha detto che bisogna dire basta ai reati senza vittime, e tanti radicali, amici del Comitato per la verità di Aldo e membri di Libera a combattere contro l'omertà amica dell'impunità.
Il giudice si è preso qualche giorno per decidere. Se archivierà il caso, a Rudra verrà revocato il diritto di conoscere la verità sulla morte di suo padre.
Intanto cerchiamo di passarci l'informazione fra noi, come sempre facciamo in questi casi, quando c'è qualcuno che avrebbe tutt'altro interesse.


10 dicembre 2009

Dì la tua!

Stasera daremo voce a tutti voi nello spazio di Generazione Zero ad Annozero. Si parlerà di mafia alla luce delle dichiarazioni di Spatuzza e in studio ci saranno Mantovano, Di Pietro, Ciancimino e Martelli. Cosa vorresti chiedere ai nostri ospiti? Davanti alla mafia non si può essere indifferenti. Facciamo sentire la nostra voce! Puoi lasciare un commento qui oppure sulla pagina Facebook di Annozero.


09 dicembre 2009

Spero ci sarai anche tu

Ho conosciuto la prima volta Rudra Bianzino al Congresso di Radicali Italiani. Non ti aspetteresti mai da un ragazzo di appena 16 anni una profondità così imperscrutabile. Poi però conosci la sua storia, e pensi che sì, che la morte di tuo padre in prigione, arrestato per qualche pianta di marijuana, in condizioni "sospette", ti fa crescere d'un colpo, non ti lascia il tempo dei tuoi 14 anni, anzi, non ti lascia proprio il tempo.
Non hai tempo, perché intanto che tu piangi per la morte di tuo padre, loro cercano di cancellare le prove. Non hai tempo, perché mentre tu dovresti andare a scuola, cercare di andare avanti nella sofferenza, devi assistere tua madre, che alla fine non ce la fa più, il dolore per lei è troppo grande, e muore.
Non hai tempo, perché nel frattempo che tuo zio torna dalla Germania, dopo che è da 27 anni che lavora lì, che lì ha due figli, e che corre subito da te, il giudice è già due volte che cerca di archiviare l'inchiesta sulla morte di tuo padre.
E allora la terza no, non gliela puoi fare passare, perché se passa è finito tutto, non ci sarà più un'altra udienza.
Non c'è tempo, perché Rudra mi ha detto, e Rudra ha 16 anni, che lui nella giustizia adesso non ci crede. Nessuno gli ha dato modo di crederci.
Io non voglio che un ragazzo di 16 anni, uno che ancora non può neanche votare, debba già pensare questo del suo paese, del nostro paese.
Per questo venerdì prossimo, 11 dicembre, sarò davanti al Tribunale di Perugia, contro l’archiviazione del caso, affinché sia fatta luce sulla vicenda e resa giustizia ad Aldo.
Con me ci saranno i Radicali, ci sarà Emma Bonino, e ci sarà Ilaria Cucchi.
Spero ci sarai anche tu.




E' così come ce la raccontano?

Mi sono trovata a essere implicata direttamente nel terremoto in Abruzzo. Non perché fossi lì, ma per questioni legate alla mia famiglia.
In tv ho avuto modo di vedere la soddisfatta consegna delle chiavi, i frigoriferi nuovi, la faccia sorridente del Presidente. Quello che sento da chi abita a L'Aquila, però, non corrisponde a ciò che sento in tv.
E mi chiedo perché quello che sento da chi abita lì faccia fatica a uscire, incontra un muro di silenzio ancora più alto di quello riservato ad altre notizie scomode.
Ho come l'impressione che su L'Aquila si giochi una partita cruciale per il governo, e che nei calcoli politico-elettorali ci stiano andando di mezzo le persone, quelli nelle tende, ma anche quelli che in città avevano un'attività commerciale e che ancora non solo non hanno visto una lira, ma non hanno proprio avuto un'ordinanza loro dedicata. Se non per dover restituire le tasse ad oggi sospese, si intende.
Chissà come fa uno a pagarle le tasse, se della sua attività sono rimasti solo dei sassi.
Ricevo e pubblico.
Cara Giulia, ti scrivo per tenerti al corrente di alcune distorsioni mediatiche che da ormai 8 mesi vedono come protagonista la mia regione: l'Abruzzo.
Nel disastroso terremoto del 6 Aprile, ho perso una persona cara tra le macerie. Si chiamava Gabriele e aveva 19 anni. Gabri era uno studente modello, era iscritto al primo anno nella facoltà di ingegneria edile. Se n'è andato con altre 28 persone nel crollo della palazzina di via Luigi Sturzo.
Sono successe tante cose durante quei giorni tragici, ho visto la protezione civile far rientrare i ragazzi a casa dopo la prima scossa della sera, ho visto usare i mezzi pesanti per limitare i danni ai siti storici disinteressandosi delle vite umane ancora sepolte, ho visto inspiegabili cordoni armati della polizia e della protezione civile, ho visto un rettore universitario che non ha voluto prendersi alcuna responsabilità, ho visto un sindaco completamente incapace, ho visto la guardia di finanza all'obitorio occultare oggetti ai cadaveri. Ho visto e sentito troppe cose aberranti e ai limiti della decenza.
Subito dopo il sisma il governo Berlusconi, insieme al capo della protezione civile Bertolaso, hanno iniziato una campagna mediatica senza precedenti, basata sulla ricostruzione a tempo record di case prefabbricate da "donare" alle famiglie rimaste sfollate. Il progetto iniziale era quello di dimostrare al mondo intero di quanto fosse capace e risolutivo il governo italiano, ricostruendo delle vere e proprie case in tempi brevissimi e senza l'ausilio di nessun altro paese amico.
Berlusconi ha mostrato ai membri del G8 i danni subiti dalla città. Da lì, molti personaggi pubblici e cariche dello stato hanno visitato la città: Carla Bruni, George Clooney, il Papa, etc. I telegiornali da maggio/giugno hanno iniziato a mandare in onda dei servizi proprio sulla ricostruzione delle case, travisando aspetti tecnici importanti dell'intera vicenda.
Conoscendo personalmente alcune famiglie di sfollati, infatti, mi è giunta voce che in realtà quelle case dovranno essere riconsegnate al governo entro un termine non ancora stabilito, il tempo necessario di rimettere a posto le case giudicate "inagibili".
Purtroppo, credo che la maggior parte di loro non abbia alcun desiderio di tornare ad abitare, per esempio, al quarto piano di un palazzo dopo quello che è successo, anche perché i lavori di neo-agibilità non si sa a chi e spesso anche da chi siano stati appaltati.
Il messaggio che il governo ha voluto far credere tramite i media è che sono state donate migliaia di case.
E' assolutamente falso e a me non sembra giusto passi questo messaggio.
Questi episodi mi riportano indietro di appena un anno e mezzo, quando in piena emergenza rifiuti in Campania, Berlusconi si accollò tutte le responsabilità e dichiarò che avrebbe liberato le città dall'immondizia in poche settimane. Così ci fece credere... Successivamente, però, dopo un'attenta ricerca in rete ho scoperto che il governo ha acquistato un'enorme piana a Ferrandelle (CE), nella quale è stata scavata un enorme buca dove tonnellate di rifiuti ogni giorno vengono costantemente occultati. Da non crederci.
Spero che riuscirai a leggere la mia lettera, ti prego, non seppelliamo un'altra volta tutto. Non lasciateci da soli.
Con affetto e stima sincera.
Marco Galiffa



08 dicembre 2009

Sei una velina?

In Italia siamo indietro su un sacco di cose. Una di queste è la concezione che abbiamo della donna.
Lo si può vedere chiaramente nell'intervista che mi hanno fatto quelli di Sugo, Rai4. Un programma innovativo, una redazione di gente simpatica, ma l'intervista è tutta incentrata lì: ma c'è un po' di cervello dietro quei capelli biondi?
Semplice: in tv ci sono le donne mezze vestite e quelle vestite. Da noi non potrà mai succedere che siano le seconde a trascinare le prime, ma per forza sono le prime, le velineletterinepaperineschedinepassaparoline, a essere la pietra di paragone per le seconde. Sembra quasi che chi non è una velina e capita in tv debba giustificarsi del fatto che non è una velina. Per non parlare delle donne che fanno politica, che se poco poco sono di aspetto gradevole, giù a presentare smentite su presunte love story con il Signor X del partito Y che avrebbe provveduto a piazzarle in lista.
Scusate, generalizzare va bene, è una maniera semplicistica di vedere il mondo, ma non è che vogliamo accettare inermi che tutte le donne in tv siano categorizzabili come veline? 
Penso sarebbe una grande sconfitta per la televisione come strumento educatore, visto che, se possibile, si tratterebbe dell'ennesimo passo indietro nella battaglia per l'emancipazione della donna, da noi lungi dall'essere compiuta.
L'ennesimo caso, quindi, dello scoramento fra società (avanti, che vede donne nelle posizioni di potere) e establishment (tv, politica, qualunque ambiente legato ai cosiddetti "poteri forti", indietrissimo).



Della serie: non c'abbiamo un c.o da scrivere

In questa Immacolata, per divergere un po' da mafia, razzismo nordista e finanziaria, cosa volere di meglio dalla pagina 10 de Il Giornale?
COM'E' DIFFICILE PORTARE A CENA GIULIA. Bolsena, provincia di Viterbo. In un ristorante di cucina tipica di questo paesino di 4mila anime dovrebbe aver avuto luogo, o avrà luogo, o sta avvenendo proprio adesso, una cena molto chiacchierata: quella tra la bionda «santorina» Giulia Innocenzi e Andrea Di Sorte, giovane coordinatore dei club della libertà. Il giallo sulla cena parte il 4 dicembre scorso, quando Di Sorte, ospite ad «Annozero» per presentare il «Sì-B Day», in una pausa dalle riprese avrebbe invitato la Innocenzi a cena nel suddetto ristorante, di proprietà della sua famiglia. Il giallo si intrica il giorno dopo, il 5, quando Pierre de Nolac scrive su ItaliaOggi che alcuni dei presenti in studio quella sera «giurano» che la Innocenzi dopo la trasmissione è andata a cena con Di Sorte. Dagospia il giorno dopo rilancia l’indiscrezione, e il giorno dopo ancora, e siamo al 7, la Innocenzi dal suo blog lascia intendere di non essere andata a cena con Di Sorte, ammettendo però che, nel caso, è sicura che «sarebbe di ottima compagnia». Che storia: più intricata di un editoriale di Travaglio.



07 dicembre 2009

Politica? No, grazie

Pierluigi Bersani sul No-B Day a "In mezz'ora":

Un partito lascia liberi i dirigenti di andare, ma deve prendersi delle responsabilità: ascoltare questa energia e collegarla ad altre.
Nessuna novità all'orizzonte del Pd: manca la politica.
Davanti a una manifestazione o si decide di partecipare, o si decide di non partecipare. La decisione deve dipendere dalle motivazioni politiche che muovono la manifestazione, e non che il Pd è un grande partito, quindi non aderisce a manifestazioni altrui, ma va solo alle proprie.
Tutta questa autoreferenzialità ha veramente stufato, nel migliore dei casi, e ha allontanato definitivamente gli elettori, nel peggiore.



(In)CERTE trasposizioni

Ormai siamo alle comiche. Da Dagospia scopro di essere andata a cena con Andrea Di Sorte, fan berlusconiano nonché coordinatore dei club della libertà.
Su segnalazione di amici apro Dagospia. Il titolo recita:
LA TRISTE "SORTE" DELLA SANTORINA GIULIA: A CENA COL FAN DI SILVIO CHE AVEVA ATTACCATO TRAVAGLIO
Interessante. Sarei andata a cena con Andrea Di Sorte, il coordinatore dei club della libertà, invitato a parlare nello spazio Generazione Zero.
Incuriosita dall'esito di questa fantomatica cena, proseguo nella lettura:
Andrea Di Sorte [...] ha attaccato Travaglio. La colpa? Guadagnare proprio grazie a Berlusconi, visti i temi dei suoi libri, al punto da doversi augurare una lunghissima vita politica del Cavaliere. A quel punto Travaglio si è infiammato e Santoro ha tagliato senza pietà Di Sorte. Che però, giura chi ha assistito nello studio alla puntata, porterà la Innocenzi a cena a Bolsena.
Da segnalare che Dagospia si limita a riprendere un "articolo" di Italia Oggi, penna Pierre de Nolac, evidentemente in calo di ispirazione. 
Da notare, inoltre, come il titolo faccia intendere che io sia andata a cena con Di Sorte, mentre la conclusione traspone la "notizia" a un futuro certo.
Mi viene il dubbio che "chi ha assistito nello studio" e "giura" sulla cena, forse si riferisse a un invito generico di Andrea Di Sorte a tutta la redazione, che "quando passate per Bolsena, ho un ristorante a gestione familiare dove facciamo le specialità locali, siete tutti miei ospiti". Che è pure peggio che inventarselo di sana pianta.
Almeno abbiamo fatto anche pubblicità al ristorante di Andrea, che sono sicura sarebbe di ottima compagnia.



06 dicembre 2009

Non partecipante e soddisfatta

Sono proprio soddisfatta della grande partecipazione al No-B Day di ieri. Non perché fossi d'accordo con le motivazioni enunciate nell'appello a scendere in piazza, che anzi, mi hanno convinta a non unirmi anch'io al corteo.
Ma perché la manifestazione di ieri è la dimostrazione che non è vero che la gente pensa solo agli affari propri, che non c'è più partecipazione alla cosa pubblica, che la politica non attrae più. Chi è sceso ieri in piazza è andato prima di tutto come individuo, ha ricevuto l'invito su Facebook e vi ha aderito. Non era una delle teste della conta di questo o quel partito, non faceva parte delle solite truppe cammellate, a volte addirittura pagate epr riempire una piazza. 
Per questo la manifestazione di ieri mi è piaciuta: una prova di una democrazia viva, che forse proprio grazie a internet, a quello che inizialmente veniva additato come pericolo numero 1 contro la societas, può superare alcuni dei limiti contro i quali dobbiamo scontrarci oggi.



04 dicembre 2009

E mo' so' cazzi tua...

Auguro a tutti voi di non aver mai bisogno della pillola del giorno dopo. Perché in Italia, se ti va bene, ti va come a P., Studente Coscioni di Milano.
Stamattina io e la mia ragazza abbiamo avuto un rapporto. La mia ragazza alla fine si è ritratta di scatto, e il preservativo si è srotolato ed è rimasto dentro.
Chiamo il consultorio di Largo Volontari del Sangue 1 alle ore 11.45: "Oggi siamo aperti fino alle 12, domani è sabato e siamo chiusi, dopodomani è domenica e siamo chiusi, se ne parla per lunedì pomeriggio. Ah no, è vero, lunedì è festa. Facciamo martedì sera, però deve fissare un appuntamento".
Rapporto avuto alle 11 di venerdì mattina, appuntamento al consultorio non prima di martedì alle 18. Ovvero l'appuntamento dopo 103 ore dal rapporto. E questo ovviamente è il tempo minimo, cioè l'orario dell'appuntamento: poi bisognerebbe contare che per una visita medica passano sempre quelle due/tre orette, poi bisogna uscire e cercare la farmacia, senza contare che sarebbe ormai stata sera.
La cosa che mi ha stupito è stato l'atteggiamento della dottoressa che mi ha risposto al telefono: parlava come se avesse un senso logico fissare un appuntamento per una pillola del giorno dopo 4 giorni e mezzo dopo il rapporto, e se io cercavo di farle capire l'assurdità della cosa fingeva di non capire, come se fosse una cosa normale.
Dopo siamo andati in un altro consultorio e lì non ci sono stati problemi, solo una lunga attesa (3 ore e mezza), l'aver dovuto rimbalzare tra un medico e un altro e l'aver dovuto fare una visita ginecologica senza motivo nonostante la mia ragazza non volesse. Ma questi non sono problemi legati al caso specifico (la pillola del giorno dopo), ma problemi generali della sanità italiana.
Il punto è che tutti i medici che abbiamo incontrato, prima ancora di sapere la versione dei fatti, partivano con il rimprovero: "Ma perché non avete usato il preservativo?".



Una speranza, che ti costa?

Pino Cucci, ingegnere affetto da sclerosi multipla, dell'Ass. Luca Coscioni e del Pazienti impazienti cannabis, mi ha chiesto di pubblicare un invito rivolto a tutti noi, per sopperire alla mancanza di informazione, quella fatta dagli altri.
Conobbi Pino quando lo intervistai a Punto G, Red tv, sulle terapie del dolore. In Italia, anche in questo, siamo in fondo alle classifiche, as usual.
A Ferrara un angiologo, il dott. Zamboni, ha scoperto che sua moglie è malata di sclerosi. Inizia la sua indagine nel 1997 e scopre che ha le vene del collo occluse. Chiede ad un suo amico neurologo di inviargli dei malati di sclerosi multipla. In tutti trova le vene del collo occluse. Rileva in corrispondenza delle occlusioni dei depositi di ferro. Il ferro che si deposita vicino al cervello crea radicali liberi che sono dannosi per il cervello stesso.
Insieme al suo amico neurologo ottengono il permesso di sperimentare su 65 pazienti la terapia a base di stent nelle vene del paziente. I pazienti appena operati già si sentono meglio, non hanno la stanchezza cronica di noi malati, hanno più forza e i dolori si riducono drasticamente.
Ora a Buffalo stanno iniziando una sperimentazione su 1100 pazienti. In Canada pure, stessa cosa in Polonia e Giappone.
La notizia ha fatto il giro del mondo [web stories, prof. Zamboni], mentre in Italia sembra tutto fermo. Siamo preoccupati da altro.
Ti chiedo di far girare la notizia, per dare ai malati di sclerosi multipla come me il diritto alla speranza.



"Non se ne può più". Tutti d'accordo

Il Presidente del Consiglio ha commentato così la puntata di Annozero andata in onda ieri sera, dedicata al caso Mills, all'apertura del Consiglio dei Ministri:
Non è possibile andare avanti con questi processi mediatici, è ora di finirla. E' la solita messinscena.
Tutti d'accordo. Vogliamo recarci allora nelle aule giudiziarie a fare questi processi? Anche perché sono questioni talmente tecniche, che ieri ho capito ben poco del merito della questione.
L'unica cosa che mi è chiara è che dopo la bocciatura del lodo Alfano (che ha seguito la bocciatura del lodo Schifani), il Parlamento è al momento occupato dal processo breve, o addirittura dal legittimo impedimento esteso.
Vorremmo tutti liberarci di questioni che riguardano solo lei, possibilmente senza passare per l'immunità o per l'impunità.



03 dicembre 2009

No al No-B

La Rai dice no alla diretta tv per il No-Berlusconi Day. Rai news 24 esclusa, però, che invece seguirà la manifestazione.
Bene hanno fatto i ragazzi a chiedere la diretta, e bene ha fatto la Rai a dire di no.
Su Facebook avranno pure aderito in 350mila, ma non mi pare che la Rai faccia una diretta per ogni manifestazione che avviene sul suolo italico.
Scusate, ma questa volta non ci vedo nessuna censura.



Tanto siamo noi a prenderlo nel.

Ormai la lettera di Pierluigi Celli, direttore generale della Luiss, in cui invita suo figlio ad andarsene dall'Italia, perché questo "non è un più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio", sta diventando una saga.
Oggi interviene il Presidente Napolitano:
Possiamo far crescere il nostro Paese all'altezza delle conquiste delle società contemporanee più avanzate.
Giusto. Peccato che gli unici assenti dal dibattito siano i politici, coloro che qualcosa la potrebbero fare, sul serio.
Cominciare a pensare alla costituzione di un polo universitario di eccellenza, ad esempio, magari per non essere sempre al 150° posto delle classifiche mondiali. Oppure la riforma del mercato del lavoro, che al momento condanna al precariato chi esce dall'università, senza avere i relativi benefici economici che una tale situazione dovrebbe garantire (solitamente si paga la sicurezza del posto di lavoro con un minore stipendio, e viceversa). E magari pure qualche misura ad hoc per incentivare la mobilità dei ragazzi, costretti a rimanere in casa con mamma e papà fino ai trentacinque anni, a meno che non vogliano stare a pane e acqua per pagarsi l'affitto.
Ah, che ingenua. Delle proposte fatte sopra, nessuna riguarda il Presidente del Consiglio direttamente, quindi, ma che le dico a fà...



02 dicembre 2009

In autunno cadono le...

Altra foto, altro indovinello!
Attenzione, questa volta è più difficile, quindi richiedo la vostra massima attenzione. L'unico dettaglio che posso darvi è che siamo a Roma, e che l'immagine è stata scattata sempre questa mattina.
Quello che vedete sopra raffigurato nella foto, secondo voi è:
  • un tipo di pavimentazione innovativo, implementato per la prima volta nella capitale, che utilizza le foglie per ammortizzare lo shock da buche;
  • una via in cui è passato Gheddafi, che ci tiene a segnalare la sua presenza nella capitale, oltre che con feste pazze fra Corano e hostess e con la sua tenda di dimensioni modeste, anche con un lastricato di foglie;
  • una pista ciclabile. In questo caso i ciclisti è meglio che tacciano, che magari hanno pure da lamentarsi di due foglioline... Già è molto che abbiano una pista tutta per loro, figuriamoci! Se non sono soddisfatti possono pure prendere la macchina.
Anti-reclamo: chi indovina non vince niente, se non un'implementazione della propria autostima per l'ardua impresa.



Ma vie, mon oeuvre, mon scooter

Per amor di parcondicio, dopo aver pubblicato lo spot di HEC, la business school parigina dall'innovativo marketing promozionale, a seguito del dibattito scaturito dalla lettera del direttore generale della Luiss Pierluigi Celli, ho deciso di pubblicare uno stralcio del prossimo libro di Jean Sarkozy.
Essere figli del Presidente de la République non deve essere facile. Alla veneranda età di 24 anni, è stato costretto a rinunciare alla candidatura alla Presidenza dell'Epad (l'ente a capo della Défense, il quartiere d'affari di Parigi) per le accuse di nepotismo che lo hanno sommerso.
A quel punto, c'erano tutti gli elementi per trascrivere questa avventurosa vita in una biografia. Il titolo: Ma vie, mon oeuvre, mon scooter (per chi non conosce il dialetto: la mia vita, la mia opera, il mio scooter).
Di seguito un piccolo stralcio di quanto i più indiscreti dicono verrà pubblicato questa settimana, che riguarda proprio la città di cui è consigliere, Neuilly-sur-Seine:
Tutta la mia vita, mi sono fatto una certa idea di Neuilly. All'inizio era un'idea vaga; a forza di percorrerla con il mio scooter, mi sono fatto inizialmente una piccola idea; successivamente, [...] è diventata la mia piccola idea. Voglio dire, la mia, che mi apparteneva veramente.
Come dire, imperdibile.



Roma archeologica

Facciamo un gioco: chi indovina cos'è quella cosa metallica che ho fotografato stamattina a Roma?
Tre opzioni:
  1. Ma come, non lo vedi? C'è scritto pure sopra... E' lo sportello open-air di una farmacia! Fa parte del pacchetto liberalizzazioni che ancora ci portiamo dietro dal regno Bersani.
  2. Kasparov ha inventato una nuova scacchiera, modello verticale, con meno scacchi, modello marciapiede. Di gran voga nelle grandi capitali, è arrivata di recente anche a Roma.
  3. Tipico reperto di affissione romana, stile liberty, con escremento di pubblicità ai suoi piedi. Si dice che sia la nuova campagna anti-affissioni abusive di Alemanno: si toglie direttamente il pannello, e l'affissione in questione cade.
La risposta la trovate nei commenti, non vorrei rovinarvi l'indovinello.



Sei triste? Fatti di cronaca!

Fortuna che c'è la cronaca a tirarci un po' su il morale:
Era in congedo per malattia l'agente di polizia penitenziaria pugliese arrestato in flagranza per furto dalla polizia di Treviso, insieme ad un complice.
L'uomo, [...] trasportava un carico di confezioni di assorbenti igienici per un valore di 100 mila euro, rubato poco prima [...].
I due, oltre che di furto aggravato, sono stati accusati anche di danneggiamento, per per aver forzato i distributori automatici di bevande e snack trovati nel centro logistico.



Eccezzo di zelo

Il presidente della regione Lombardia Formigoni, insieme al sindaco Moratti e al presidente della provincia di Milano Podestà, è indagato per smog.
Orbene, nonostante la mia sensibilità ecologista e il mio impegno personale per il riciclaggio e il tentativo di inquinamento zero, questo avviso di garanzia mi sembra eccessivo.
Non basterebbe, infatti, un po' di informazione sull'argomento, e la libera scelta (elettorale) dei cittadini?


01 dicembre 2009

A.A.A. Er mejo cercasi


Mentre in Italia discutiamo se i laureati migliori debbano o meno lasciare il nostro Paese, c'è chi si rimbocca le maniche (HEC, international business school, Parigi) per attirarli quei cervelli.
E guardate con che video!
P.S. Si ringrazia il digitale terrestre, che nella sua inutilità e inspiegabile anticipo nell'arrivare in Italia rispetto agli altri paesi europei, almeno ti dà BBC world.