31 luglio 2010

Ah sì, ci sono anche loro

Capita che vai a una manifestazione e ti imbatti in un'altra. Anzi, non è proprio una manifestazione, ma un presidio permanente dal 13 giugno, e tu non ne sapevi niente. Anzi, i giornali ti avevano fatto sapere qualcosa, le notizie più bollenti, come il raid notturno fatto dal proprietario pazzo e dalle sue squadracce, ma poi non hai più saputo com'è andata a finire quella storia. Così, succede che finisce nel dimenticatoio: peccato, però, che ci vadano di mezzo lavoratori, persone, famiglie.
E' da quasi due mesi che i lavoratori dell'Eutelia occupano piazza Montecitorio con il loro camper, cercando di fare di tutto purché si parli di loro: non certo per esibizionismo, ma perché quello è l'unico modo perché loro possano ottenere giustizia, ricominciare una vita normale, senza dover lottare per poter andare tutte le mattine al lavoro. I media avevano parlato di loro, e tanto, perché il loro era un caso incredibile, di imprenditoria criminale: Gianni Letta aveva promesso di aprire un tavolo, ma questo tavolo ancora non si è visto.
Loro hanno cominciato a fare lo sciopero della fame. Poi hanno deciso di farlo a staffetta, insieme ai parlamentari del Pd. Ma voi lo sapevate che più di 100 parlamentari del Pd avevano fatto lo sciopero della fame per i lavoratori di Eutelia? Io no.
Ora sono in cassaintegrazione, giusto con un paio di commesse rimaste, e insieme alla loro azienda vedono la loro professionalità scivolare via dalle loro mani.
Vorrebbero solo lavorare, non chiedono di più, e vorrebbero una giustizia veloce che permettesse loro di ricominciare, di poter essere acquistati come qualunque altra azienda, anche se hanno il proprietario che al momento è un fuggitivo.
Fra i banner e gli slogan, c'era anche una maglietta dei cassaintegrati dell'Asinara. Anche loro dopo la grande attenzione mediatica aspettano che il futuro ministro dello Sviluppo economico possa aprire un tavolo delle trattative, che possa finalmente farli ripartire con un nuovo compratore.
A loro di Fini, Berlusconi e Vendola non frega un cazzo. A loro interesserebbe soltanto che chi ha il compito istituzionale per farlo si curasse di loro, risolvesse il loro caso.
Ora c'è pure agosto di mezzo, e pure l'informazione è andata in vacanza. Non gli resta che capire se Belen ha veramente sniffato e se Rutelli verrà comprato da Berlusconi, in attesa che qualcuno si ricordi che ah sì già, ci sono anche loro.



30 luglio 2010

Sentenza comica

Ma dico, l'avete letto il documento ufficiale di espulsione di Fini dal Pdl?! Di seguito alcuni dei punti che io ho trovato più esilaranti, intervellati da... Come chiamarle... Rettifiche!
Non si tratta beninteso di mettere in discussione la possibilita’ di esprimere il proprio dissenso in un partito democratico, possibilita’ che non e’ mai stata minimamente limitata o resa impossibile. Al contrario, il Pdl si e’ contraddistinto dal momento in cui e’ stato fondato per l’ampia discussione che si e’ svolta all’interno degli organismi democraticamente eletti.
Art. 15 dello Statuto del Pdl: "Il Presidente nazionale del Popolo della Libertà è eletto dal Congresso nazionale con apposita votazione, anche per alzata di mano".
Sulla legge elettorale, vi e’ stata una apertura inaspettata a tesi che contrastano con le costanti posizioni tenute da sempre dal centro-destra e dallo stesso Fini.
Roberto Calderoli, primo firmatario della modifica della legge elettorale: "è una porcata".
Il PdL proseguira’ con decisione nell’opera di difesa della legalita’, a tutti i livelli, ma non possiamo accettare giudizi sommari fondati su anticipazioni mediatiche.
L'ex ministro Brancher condannato a due anni di carcere.
Per queste ragioni questo ufficio di Presidenza considera le posizioni dell’On. Fini assolutamente incompatibili con i principi ispiratori del Popolo della Liberta’, con gli impegni assunti con gli elettori e con l’attivita’ politica del Popolo della Liberta’.
E questo ci rincuora assai.


29 luglio 2010

Quarantottesimaora

Andatevi a fare un giro sul blog laquarantottesimaora, e preparatevi a rettificare tutto ciò che leggerete!


26 luglio 2010

Il ritorno che (purtroppo) ti aspetti

Casa dolce casa... Ma che fatica una volta arrivati a Roma Fiumicino: una iattura da non augurare neanche al peggior nemico!
Tutto è cominciato da un mio errore: ascoltare la tipa al check-in che mi diceva che l'aereo era pieno e quindi sarebbe stato meglio imbarcare il mio bagaglio nella stiva. Mi sono fatta convincere, e ho sbagliato in pieno:


Esattamente un'ora e quindici minuti dopo l'atterraggio riesco a ottenere il mio misero bagaglio. Per la cronaca: alla sfornata di quattro bagagli in fila uno dietro l'altro, dopo quelli che uscivano a singhiozzo, è partito l'applauso dagli astanti.
Sbaglio numero due: ho deciso di prendere il trenino, il mitico Leonardo Express, che collega Roma Fiumicino alla stazione Termini. Per arrivarci ci ho impiegato altri quindici minuti, con danno ai timpani causa lavori (e quando, se non ad agosto?):

E' da sette anni che sono a Roma, e ricordo quando il trenino costava 5 euro. Questa volta ne ho dovuti sganciare 14. Ingenuamente ho pure pensato: chissà che rinnovo ci sarà stato nei servizi! Ecco, invece, la cruda realtà che ho trovato davanti a me:

Arrivata finalmente a Termini, faccio una maratona per raggiungere la metro (non si sa quale genio abbia deciso di posizionare i treni a/per Fiumicino 700 metri più avanti rispetto a tutti gli altri treni). Per arrivare a casa devo scendere dalla metro e prendere l'autobus: dopo una fermata sale il controllore. Vado per prendere il mio biglietto obliterato (come faccio dal primo autobus preso a Roma, senza però averlo mai potuto mostrare a nessun controllore fino a quel momento) e non lo trovo: il biglietto mi è caduto.
E come ogni thriller estivo, in questa anonima avventura metropolitana, vi lascio con la suspence...
Secondo voi che è successo? Ho ricevuto la multa da 100 bigliettoni, oppure sono arrivata a casa sana e con il portafoglio pieno?


25 luglio 2010

(In)subordinati

Maurizio Lupi sul caso Granata:
Tutti si ricordino che senza Berlusconi non sarebbero stati in Parlamento e tutti si ricordino che sono stati eletti nel Pdl e hanno sottoscritto il programma del partito.
Anziché invocare il degradante stato di subordinazione in cui si trovano i parlamentari oggi -che possono candidarsi soltanto se appositamente inseriti nella lista elettorale dal capo del partito - per richiamare Granata all'ordine, non sarebbe il caso di mettere le mani su quella porcata di legge elettorale?
Questione di priorità.



16 luglio 2010

Selvaggia aggressione fisica




Poliziotto sempre in servizio

Ieri sera ho chiamato un taxi su viale Parioli a Roma utilizzando il servizio 3570. Il taxi è arrivato in tre minuti, e sul tassametro c'erano già 9 euro. Visto che ogni due per tre i tassisti riescono a ottenere aumenti per la categoria, non mi sono sorpresa più di tanto, ma ho notato che il numero della tariffa era la 2. Ho provato a cercare sul foglio esplicativo appeso sul sedile cosa significasse, ma ovviamente non ho trovato traccia.
Mi sono messa il cuore in pace. Mentre ero al telefono vedo che il tassista cambia la tariffa e la imposta sulla 1. Lì per lì non ho voglia di dirgli niente: reclamo tranquillità quando sono in libera uscita.
Arrivata a casa, ho l'illuminazione: la tariffa 2 è per i tragitti fuori dal raccordo anulare, mentre la 1 è per la città, ossia dove mi trovavo. Il tassista, da bravo furbone, aveva impostato la 2 appena presa la chiamata, così da rimediarsi quel paio d'euro in più, ma si era scordato di reimpostare la 1 prima che salissi sulla sua vettura.
Ho chiamato il 3570 e mi hanno detto di presentare il "riscontro di disservizio" all'"ufficio disciplina", cosa che ho fatto.
Vi terrò aggiornati sul seguito (hahaha: molta fiducia in merito).
Che palle però dover sempre fare il poliziotto.
[...]
Dopo 5 ore dalla mia segnalazione questo è quanto ricevo e vi incollo:
Prendiamo in carico la Sua segnalazione.
Le facciamo comunque presente che per la verifica di quanto da Lei richiesto, questo Consiglio necessita di un periodo di circa 30 giorni. Le assicuriamo che sarà contattata non appena possibile.
La ringraziamo per aver segnalato il caso.
Distinti saluti
Consiglio di Disciplina



15 luglio 2010

Pio pio - il giornalismo che non morde

Per quel che può valere la mia opinione, ritengo Marco Imarisio un buon giornalista.
Non è quindi colpa sua se l'intervista che ha fatto a Denis Verdini, e che è pubblicata a pagina 3 del Corriere della Sera, parta così:
Vietata ogni domanda "giudiziaria", si parla solo di politica. Anche se, davvero, è inevitabile non cominciare dlala presunta P3 e affini.
Conseguentemente, le domande sono del calibro:
Riconosce però che le inchieste l'hanno molto indebolita?
Amareggiato?
Inchieste a parte, lei non ha davvero nulla da rimproverarsi?
Ammetterà che non tutti possono essere d'accordo con questa visione.
Come finirà per lei?
Capito? A Denis Verdini, deputato della Repubblica e coordinatore del maggiore partito italiano, attualmente coinvolto in quella che sembra la nuova P3, non è lecito fare domande "giudiziarie". O meglio, gli si offre la terza pagina del principale quotidiano nazionale per parlare solo di "politica".
Il giornalismo in Italia è proprio strano: non si capisce se è più importante il lettore o il soggetto dell'articolo.
E senza un giornalismo cane da guardia, non bisogna poi sorprendersi che uno come Verdini non si senta politicamente obbligato a dimettersi. Tanto può parlare di quello che gli pare.



Cappato giustizialista?

Scusate se insisto sul punto, ma la questione della pubblicazione delle intercettazioni mi sembra dirimente per i Radicali, che oscillano fra il diritto alla riservatezza e la libertà di stampa: alcuni di noi vogliono preservare il primo a tutti i costi, altri ritengono preponderante la seconda.
Cappato ha chiesto le dimissioni di Formigoni, rifacendosi direttamente alle sue telefonate intercettate:
Se il Presidente della Lombardia Roberto Formigoni avesse senso dello Stato e delle istituzioni dovrebbe rendere conto del fatto di aver scelto, contro il ricorso radicale della Lista Bonino-Pannella, di affidarsi non alle sole armi del diritto e dei fatti, ma di “far camminare” (espressione di Formigoni, stando alle intercettazioni) oscuri figuri impegnati in metodi goffamente banditeschi.
Secondo i radicali più "liberali", quelli per cui bisogna aspettare l'ultimissima sentenza dell'ultimissimo giudice e viene prima il diritto alla riservatezza della persona coinvolta, che non il diritto a essere informato del cittadino, Cappato con la richiesta di dimissioni di Formigoni non si connota quindi come un giustizialista forcaiolo che non rispetta la privacy del Presidente della Lombardia?
Allora, amici liberali, come la mettiamo?
Con Formigoni tutto è concesso, mentre per gli altri no?



14 luglio 2010

Manovra dolosa

Roberto Formigoni intercettato:
Io mi sono arrabbiato con lui [Angelino Alfano], gli ho detto perché, anche perché sabato lui si era impegnato, gli ho detto "guarda che è il nostro capo che ha bisogno di una cosa del genere" [che sia accolto il ricorso per la Lista Formigoni]... Sì, sì, faccio, faccio, poi invece... A questo punto a me sembra che è chiaro che la cosa non si fa.
Sempre Formigoni sull'esclusione della Lista Formigoni dalle regionali (poi riammesse dal Tar), questa volta in pubblico:
Manovra ordita da più soggetti per impedire dolosamente la presentazione delle nostre liste. [La Corte d'Appello di Milano ha compiuto una grave irregolarità], lasciando nelle loro [dei Radicali] mani [le firme] più di dieci ore senza avvisarci.
Che dite, se quei giudici si fossero fatti corrompere dalla nuova P2, sarebbero stati gli unici NON politicizzati?




13 luglio 2010

O' vuoi capiscere o no?

Luca Palamara, Presidente dell'Anm, a La Stampa:
Noi riteniamo che il vero problema in materia di intercettazioni sia quello di trovare un rimedio alla diffusione di materiale non pertinente alle indagini. Ciò si può realizzare mediante la previsione di un'udienza filtro nella quale le parti - di fronte a un giudice terzo - possano discutere di ciò che è irrilevante rispetto a ciò che non lo è. Questo è il punto cruciale sul quale occorrerebbe concentrarsi per meglio tutelare la privacy, senza fare regali alla criminalità.
Si potrebbe obiettare a Palamara che se in passato avessero allungato qualche intercettazione in meno agli amici giornalisti, tipo gli sms fra Ricucci e Falchi, magari oggi non ci sarebbe questo tentativo di stretta legislativa.
Appurato questo, i garanti della privacy che ne pensano di quest'ultima proposta? Non va bene neanche questa?
No, perché se siete contrari anche alla pubblicazione di cose del tipo:
E' iut buono pecché noi li abbiamo ricattati.
Pecchè se n'te fànn a te, eh, pulito pulito...
Ormai guagliò ti è spianata la via per i' a fà o' ministro, o' vuoi capiscere o no?
Allora siete voi che non rispettate l'equilibrio fra la loro esigenza di riservatezza e la nostra esigenza di sapere.
Tanto, non si capisce comunque 'na minchia.



12 luglio 2010

Le pubblichiamo o no?

Mi rivolgo agli amici liberali, quelli con cui mi confronto in questi giorni sul tema delle intercettazioni, visto che molti di loro sono a favore del ddl intercettazioni nella parte in cui si stabilisce che queste non vadano pubblicate, mai.
Prendiamo ad esempio quello che ha detto Bocchino:
Sarà quello che verrà fuori che porterà Verdini a dimettersi: noi abbiamo visto finora solo una parte delle intercettazioni, quella relativa alle responsabilità addebitate agli altri indagati. Ma quando emergeranno le intercettazioni, è difficile che riesca a resistere. [...] Credo che ci sia ben poco dal punto di vista penale, ma per il resto pongono un grave problema di opportunità.
Bocchino si riferisce all'inchiesta sull'eolico in Sardegna, dalla quale Verdini (fanno sapere dal suo staff) non avrebbe ricevuto neanche un avviso di garanzia. E' lo stesso Bocchino, infatti, a specificare che forse dal punto di vista penale non c'è niente. Infatti, una cosa sono le inchieste giudiziarie, una cosa l'opportunità politica: non tutto ciò che in politica è deprecabile e a dir poco sconveniente è penalmente perseguibile.
Ora, secondo gli amici liberali, queste intercettazioni non andrebbero pubblicate. Fra poco potrebbero essere accontentati: il 29 luglio partirà la votazione alla Camera e il ddl intercettazioni potrebbe diventare legge.
Cosa succederebbe a quel punto? Molto probabilmente, quello che Bocchino ha potuto leggere "nelle 60 pagine del gip" verrebbe trasferito in un riassunto redatto da non si sa chi, e soprattutto vicino a chi, e pubblicato solo alla fine delle indagini. Il che significa che Verdini intanto continuerebbe a farsi gli affaretti suoi e di quella che si delinea come la nuova P2, riuscirebbe forse a destituire un rispettabile uomo delle istituzioni per un Cosentino condannato per camorra qualsiasi, e a farsi un sacco di soldi in altre imprese tipo quella dell'eolico mettendo i soldi nella sua banca, rimanendo ovviamente coordinatore del Pdl e deputato della Repubblica. Tutto ciò assolutamente indisturbato e con un'opinione pubblica all'oscuro di tutto.
Allora, amici liberali, non è proprio la libertà di stampa il diritto fondamentale che porta al compimento dell'einaudiano "conoscere per deliberare"?
Non abbiamo ancora imparato la lezione dei padri costituenti americani, che con le parole di Jefferson già duecento anni fa ritennero che:
Il nostro primo obiettivo dovrebbe essere dunque, di lasciare aperte all'essere umano tutte le vie che portano alla verità
?
No perché, amici liberali, potete sempre decidere di preferire Berlusconi a Jefferson, quando dice che:
La libertà di stampa non è un diritto assoluto.
Sono liberale anch'io, e qualcosina me l'hanno fatta pure studiare. Questa storia della "riservatezza" non si regge in piedi, e fra Jefferson e Berlusconi, mi sa tanto che è più liberale il primo.
Allora amici liberali, ancora convinti che queste intercettazioni non vadano proprio pubblicate?



Ritirateli, e poi ritiratevi


Civati chiede -per favore- che quelli del PD ritirino i manifesti nei quali accusano il governo di aver portato più immigrati.

Forse sarebbe ancora meglio se chi ha concepito questa schifezza e continua a permettere che circoli prima ritirasse i poster, e poi si ritirasse dal PD.

Sempre per favore, ci mancherebbe.


10 luglio 2010

Per chi avesse ancora dei dubbi

Dallo status di Massimo Bordin su Facebook:

Tutto questo si poteva evitare, forse. O forse no. Nella prima ipotesi qualcuno si è sbagliato, è grave ma fino a un certo punto. Capita a tutti di sbagliare, passa l'angelo e dice amen. Dalla seconda ipotesi discendono delle conseguenze logiche. L'ineluttabile deve avere una spiegazione. Probabilmente sgradevole. Propendo per la seconda ipotesi. Come si dice in questi casi, spero di sbagliarmi.
Qui lo scambio Bordin-Pannella. Anche se su Radicali.it hanno ritenuto di mettere prima la lettera di Pannella, e di seguito, per concessione dello stesso Marco, la lettera di dimissioni di Bordin.
Per chi avesse ancora dei dubbi su come sono andate le cose.



09 luglio 2010

Contro il ddl (ma anche contro la disinformazione)

Ecco la mia adesione allo sciopero contro il ddl intercettazioni: denuncio come l'informazione in tv oggi proprio non funzioni anche senza il ddl. Nel giorno dello sciopero, sul quale posso ritenermi d'accordo per tentare di svegliare le coscienze di quelli che al tema non si sono finora appassionati, sarebbe utile che i giornalisti facessero un po' di autoanalisi, soprattutto quelli televisivi, che hanno una maggiore responsabilità sulle loro spalle, visto che l'80% degli italiani si informa attraverso la tv.
Simone Sapienza ha monitorato i telegiornali di mercoledì, il giorno della manifestazione degli Aquilani a Roma. Poi non c'è da sorprendersi se sono incazzati neri.
TG1 ore 20
5° servizio, dopo tutta la politica.
Enfasi del conduttore nell'annunciare la risposta del Governo sugli arretrati: “i contributi non versati verranno ridistribuiti in 10 anni”. Non viene spiegato che le tasse restano. La maggior parte del servizio è sugli scontri. Viene letto nel finale il comunicato di Manganelli: “scontri provocati da un area antagonista estranea ai terremotati”. Nessuna voce ai sindaci e alla richiesta di rinvio dell'inizio del pagamento delle tasse e per la zona franca.
TG2 ore 20.30
Servizio di apertura.
Sui titoli del tg rientra la dichiarazione di Letta: “Potranno pagare le tasse in 10 anni”. Ai manifestanti è data voce ma non per gli obiettivi. Chiedono solo di “non far morire la città” e “tempi certi per la ricostruzione”. Anche in questo tg il comunicato del Governo è risolutivo. La giornalista conclude che “la protesta non si è svolta invano” e legge il comunicato del Governo.
TG3 ore 19.00
Primi due servizi.
Ci sono le proposte degli aquilani. Non ci sono politici ed istituzioni, non c'è il comunicato del Governo, né quello della Questura.
TG4 ore 18.55
Non è nei titoli di apertura.
Viene solo letto all'interno del telegiornale questo testo a commento delle immagini degli scontri:
"L' opposizione sceglie la piazza. Oggi gente guidata da Antonio Di Pietro, gente venuta dall’Abruzzo (ndr. non si dice mai l'Aquila) per protestare contro i ritardi nella consegna delle case. Sono stati fronteggiati dalle forze dell’ordine. Ci sono stati purtroppo due contusi. Hanno forzato un blocco della polizia per avvicinarsi a Palazzo Grazioli (ndr. prima di tutto per arrivare davanti al Parlamento) dove il Presidente del consiglio ha i suoi uffici e dove oggi c'era il vertice. Le ferite dell’Abruzzo sono state quasi tutte sanate grazie agli impegni del governo e alla solidarietà di tutti. Protagonista delle gazzarre, mi spiace dirlo è sempre Di Pietro. Alla gente di Abruzzo esprimiamo solidarietà perché nei momenti del terremoto e del dopo terremoto sono intervenuti tutti, è intervenuto il governo, sono intervenuti anche paesi stranieri, è intervenuta anche la vostra solidarietà, a chi però [pausa] era oggi ad aggredire le forze dell’ordine noi diciamo no".
TG5 ore 20
2° servizio.
La conduttrice nel presentarla conclude: “E' di poco fa la notizia che il Governo ha deciso di diluire in 10 anni le tasse in sospeso”. Questo tg parla di “1 migliaio di manifestanti guidati dal comitato 3.32 considerato vicino alla sinistra radicale. Con loro anche la curia e altre associazioni” (ndr. non si fa cenno alle istituzioni locali). Le proposte espresse dai manifestanti intervistati sono solo soldi per la ricostruzione. Il servizio si conclude con la versione di Manganelli: “secondo la Questura c'erano infiltrati dei centri sociali”.
STUDIO APERTO ore 18.30
La notizia è dopo la cronaca nera e il servizio è quasi esclusivamente sugli scontri. La conduttrice conclude in studio che “il Governo sta valutando di posticipare il pagamento delle tasse”.
SKY tg24
4 servizi.
Ma anche qui non c'è spazio per il sindaco de L'Aquila, per le voci istituzionali o per parlare delle proposte specifiche della manifestazione.
Qui la versione originale della sua analisi.
I Radicali hanno ragione a denunciare il regime dell'informazione in Italia, che oltre al sistema spartitorio delle cariche in Rai, è degenerato anche per il conflitto di interessi e per il controllo da parte di pochi e potenti gruppi editoriali.
Questi signori dei tg, oggi, manifestano contro il ddl intercettazioni. Troppo facile denunciare i paletti che si vogliono mettere dall'esterno all'informazione, quando al suo interno ci sono muri interi che bisognerebbe abbattere.
Cominciamo la riforma da noi stessi. Solo dopo possiamo cercare di cambiare gli altri.



08 luglio 2010

Gggiovani = 12 milioni di euro

Il deputato Barbato ieri si è beccato un cazzotto per aver contestato il ddl Meloni sulle comunità giovanili. La notizia è disdicevole, ma un pregio ce l'ha: ha fatto luce su questo fantomatico ddl, di cui altrimenti veramente in pochi avrebbero saputo dell'esistenza.
Sorvolando il cazzotto, infatti, si scopre che è la Mussolini, intrinsecamente di destra, a ricevere minacce per le seguenti critiche che ha riportato al ddl:
un provvedimento che dà milioni a sedicenti comunità giovanili mentre invece ha finalità politiche come ha svelato la stessa Meloni. [...] Se veramente il ddl fosse stato apolitico non ci sarebbero state reazioni alle accuse di Barbato. Perché dobbiamo dare milioni a gente che occupa fabbricati quando invece gli adolescenti stanno fuori dagli istituti?
Ma che dice questo ddl? A una prima lettura sembrerebbe niente, nel senso che verranno finanziate sedicenti "comunità giovanili" con 12 milioni di euro (non molti, ma pur sempre soldi pubblici). Quali sono le caratteristiche di queste "comunità giovanili" (giovani - "non superiori ai 35 anni")?
a) l’organizzazione della vita associativa come esperienza comunitaria, [...];
b) l’educazione all’impegno sociale e civile, alla legalità, alla partecipazione ed alle conoscenze culturali;
c) lo svolgimento di attività sportive, ricreative, sociali, didattiche, ambientali, culturali, turistiche, agricole, artigianali, artistiche e formative;
d) attività di informazione, formazione e promozione delle iniziative internazionali, comunitarie e nazionali sulle tematiche giovanili.
Cosa saranno mai queste "tematiche giovanili"? E le "conoscenze culturali"?! E per le "attività sportive" non sarebbe meglio finanziare i "giovani" per l'accesso a centri sportivi già esistenti, sicuramente più attrezzati e specializzati di quelli delle "comunità giovanili"?!
Comunque il bello di questo ddl arriva all'art. 5, dove vengono esplicitati i criteri per ricevere i fondi:
[...] Sono iscritte a domanda le comunità giovanili [...] che prevedano nei propri statuti l’impegno degli associati a contrastare efficacemente, all’interno della comunità giovanile o in prossimità di essa, ogni forma di discriminazione o violenza, ovvero di promozione o esercizio di attività illegali nonché l’uso di sostanze stupefacenti o l’abuso di alcool.
"Ciao, mi chiamo Giulia, anch'io ho fatto uso di alcool, e ora faccio parte di questa comunità giovanile, che nel suo statuto prevede la lotta contro l'alcool".
Mah, a me queste "comunità giovanili" sanno tanto di gruppi di alcoolisti anonimi. Fosse così, almeno un obiettivo sarebbe chiaro (come chiara sarebbe la concezione del governo sui giovani di oggi...).


07 luglio 2010

(De)costruzione de L'Aquila(ni)


Grazie a Paolo Metallo per la segnalazione.



Quanto può reggere il palazzo?


Ritengo non sia degno di un paese civile costringere così tanti disabili a scendere in piazza per la loro stessa sopravvivenza.
Piazza chiusa, si intende, che non sia mai che troppe carrozzelle riescano ad avvicinarsi al palazzo dove i deputati discutono la manovra. Tanto i disabili, se innescano il freno alla carrozzella, possono stare benissimo in salita. E anche se sono tantissimi, centinaia, mai visti così tanti tutti insieme, sotto il sole e con un caldo da far paura, possono benissimo stare ammassati, tutti appiccicati; cosa vuoi che cambi, a loro.
E fortuna che è intervenuto Avvenire, denunciando l'innalzamento della soglia di disabilità dal 74 all'85% per l'assegno di invalidità e le "generalizzazioni fuorvianti" compiute dal governo sui falsi invalidi. Al governo interessa più un trafiletto di Avvenire che centinaia di disabili che evaporano sotto il sole, e c'è quindi da ringraziare il quotidiano della Cei se la norma è stata cancellata.
Chissà che succederà quando i manifestanti de L'Aquila arriveranno là dove sono già ammassati i disabili.
Che il palazzo dove si nascondono i deputati possa finalmente sgretolarsi per le urla e la rabbia dei manifestanti?



Silvio B.

Questo commento al post precedente è talmente bello che ho ritenuto di postarlo:
Anonimo ha detto...
Non buttarti giu' non sei affatto male, e io sono uno che sa apprezzare ogni tipo di donna. Sarei felice se un giorno volessi rivalutare le tue posizioni per unirti a me (in ogni senso). Ti ho incuriosita? Contatta Palazzo Grazioli per maggiori informazioni.
Silvio B.



06 luglio 2010

"Scegli una donna per cambiare"


E basta con questa storia della meteorina, vinsi un concorso di moda e il premio fu quello di partecipare ad alcune registrazioni del Meteo del Tg di Fede. Da allora nessuna comparsata in tv. Ho fatto seriamente politica.

Poco più di 4000 preferenze, 31esima su 32 candidati.

Promossa a assessore provinciale delle politiche giovanili e pari opportunità.

Berlusconi: è l’unico che crede e investe sui giovani.

Sì, certo. Investirebbe anche su di me, che sono piatta e non ho esperienze da velina nel curriculum?


05 luglio 2010

Gini non perdona

L'indice di Gini misura il tasso di diseguaglianza nella distribuzione del reddito: più è alto, e più c'è diseguaglianza fra ricchi e poveri.
Nel 1991 in Italia l'indice di Gini era al 29%, oggi al 35.
Se per progresso si intende "il miglioramento delle condizioni di vita per una parte crescente della popolazione", si può tranquillamente dedurre che il nostro paese è regredito.
Evidentemente, chi ci racconta che in Italia va tutto bene fa parte di quel 10% di popolazione che detiene quasi il 45% dell'intera ricchezza netta.
Bella scoperta.



Made in Italy da esportazione/2

Ve lo ricordate tutti il prodotto italico inaugurato da Claudio Scajola?
Un ministro non può sospettare di abitare in una casa pagata in parte da altri. [...] Se dovessi acclarare che la mia abitazione fosse stata in parte pagata da altri senza saperne il motivo, il tornaconto e l'interesse, i miei legali eserciteranno le azioni necessarie per l'annullamento del contratto di compravendita.
Nonostante la crisi, la vendita del prodotto è andata alle stelle, soprattutto fra i cugini d'Oltralpe, dove hanno voluto fare le cose in grande: ben due membri del governo hanno usato il prodotto Scajola!
Il primo è Alain Joyandet, delega alla Cooperazione, accusato di aver usato soldi pubblici per l'affitto di un jet per una visita ufficiale a Martinica, al modico prezzo di 116.500 euro. Già che c'era, si sarebbe pure fatto ampliare illegalmente la casa a Saint-Tropez. Ha usato così il prodotto Scajola:
Sono un uomo d'onore e non posso accettare di essere vittima di un malinteso.
Poteva fare di meglio, anche se mai sarebbe riuscito a raggiungere la perfezione del suo collega, Christian Blanc, che si occupava dello Sviluppo della regione-capitale. Si sarebbe fatto pagare dallo stato 12.000 euro di sigari in 10 mesi, restituendo successivamente 4.500 euro. Ecco la sua opera d'arte, appresa dal maestro Scajola:
E' vero, ho fumato dei sigari che non avevo pagato, li prendevo senza chiedermi da dove provenissero. [...] Un tempo, i sigari avevano una dimensione romantica, oggi sono il sinonimo di potenza e arroganza, al contrario del sesso e della cocaina, che non interessano a nessuno. Sono stato vittima di un agguato e lo proverò.
E poi dicono che c'è la crisi del Made in Italy...
Finché c'è il prodotto Scajola, c'è speranza!


01 luglio 2010

Votatemi: sposa, Papa e... Trans


Per quanto mi riguarda, ognuno è liberissimo di fare quello che vuole, nel suo privato.
Ma nel momento in cui un uomo politico vuole rendere il suo privato pubblico, oppure quando vuole imporre per via legislativa una determinata morale, rendendola quindi obbligatoria a tutti, allora non può chiedere la riservatezza quando gli fa più comodo.
Come nel caso di Pier Paolo Zaccai, il consigliere provinciale del Pdl beccato a fare un comizio dal terrazzino di un trans, dopo un festino a base di sesso e droga. Se andate a sbirciare sul suo sito, oltre a foto come quella sopra in cui sta con Ratzinger poco prima che diventasse papa, troverete una sorta di album familiare, testimonianze del matrimonio incluse.
Ho la vaga sensazione che a breve ci troveremo di fronte alla richiesta di perdono. Badate bene: le scuse non saranno dirette ai trans di cui ha usufruito (al momento sotto il controllo della polizia e a breve tartassati dai media), o ai suoi elettori (magari convinti grazie alle foto matrimoniali), bensì al Papa, magari tramite letterina, e così sarà tutto cancellato.
E mai che si possa imparare da episodi di questo tipo una regola semplice semplice: tu lascia stare me che nel mio privato mi faccio i cavoli miei, che io lascio stare te.
Di più: di quello che fai, a doverti immaginare nudo su un terrazzino a blaterare delle politicherie, ne farei proprio a meno.



Messaggi democratici criptati

Non è che io provi un particolare piacere nel criticare il Pd ogni due per tre.
Però non possono neanche mandarmi messaggi di questo tipo senza provocare una mia reazione:
Domani h 10-18, Sala conferenze p.zza Montecitorio 123 - Roma, L'ITALIA IN EUROPA E NEL MONDO, con Bersani, D'Alema, Fassino, Castagnetti, Sassoli. Ti aspettiamo.
Ma cosa vuol dire "L'Italia in Europa e nel mondo"? L'Italia non è già in Europa e nel mondo, c'è bisogno pure di affermarlo?
No, perché loro ne parleranno per ben 8 ore, quindi evidentemente c'è qualcosa che mi sfugge...


Propaganda gossippara

Fra una tetta e un culo a Studio Aperto trovano sempre il tempo per un po' di propaganda berlusconiana.
Tanto il livello è ancora più trash di quello del gossip.
Grazie a Francesco Guareschi Viganò per la segnalazione.