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31 gennaio 2011

Per perdere, come si fa?

Dialogo tra la sinistra italiana e un guru elettorale.
S.I.: Voglio proprio perdere, ma non in maniera risicata, oppure casuale. Voglio perdere con cognizione di causa, per meriti solo ed esclusivamente miei.
G.E.: Semplice: dì che vuoi alzare le tasse. Gli italiani odiano le tasse, soprattutto quelli che già ne pagano tante. Ecco: se proponi la patrimoniale vedrai che non ti voterà nessuno!
S.I.: Mi sembra un po' poco. Cioè, con la crisi del berlusconismo, non è che i disperati comunque mi votano? Mi spiego: potrebbero vedere in me un argine al degrado in cui Berlusconi ha portato questo paese, e pur di non essere più lo zimbello del mondo sarebbero comunque disposti a votarmi! Come posso contrastare questa pericolosa deriva?
G.E.: Questo è veramente un difficile quesito... Fammi riflettere... Ecco, ci sono: proponi una mega super infinita coalizione contro Berlusconi, del tipo: tutti quelli che hanno sempre perso salgano sulla stessa barca! Così sembrerete un branco di disperati, che non sanno proprio che pesci prendere, e gli anti-berlusconiani non vedranno di certo in voi la speranza del cambiamento, anzi. Penseranno che il voto a Berlusconi è più utile proprio perché ci sarebbero più possibilità di mettere fine a Berlusconi se ci pensa lui con le sue stesse mani!
S.I.: Sei geniale, affare fatto. Grazie, questa volta l'abbiamo scampata grossa: ci hai salvato da una possibile vittoria...



24 gennaio 2011

Ha più colpa B. o V.+D.+B.?

Dobbiamo cambiare il bersaglio: la colpa del fatto che Berlusconi tiene in ostaggio il paese è di Veltroni, D'alema e Bersani, che non garantiscono un'alternativa credibile e occupano il posto dell'opposizione. A casa, please.
Pensiero elaborato su Il Fatto quotidiano.


31 agosto 2010

La "porcata" di D'Alema

Eh no, questa volta mi girano. Essere costretta a dare ragione a Capezzone, quando dice che "è surreale lo spettacolo del Pd, che appena comincia a discutere di un argomento è già lacerato", è troppo. E anche questa volta è colpa di D'Alema.
Dopo mesi di dibattito politico attorno alle elezioni anticipate, con una foto di una Ferrari qui e un dito medio lì, finalmente si vede una luce all'orizzonte: il cambiamento della legge elettorale. Che sorpresa quando il Corriere della Sera ha preso un po' di coraggio e ha pubblicato l'Appello per l'Uninominale, redatto dai coraggiosi 42, sia di destra che di sinistra, in salsa efficacemente bipartisan. Da subito le adesioni hanno cominciato a fioccare. Chi può dirsi contrario, infatti, a "dare agli elettori la piena libertà, l’effettivo pieno potere e la piena responsabilità di scegliere il Governo e gli eletti"? Chi, se non lui, quello che a detta di Veltroni "usa sempre lo stesso schema: Dc e Pci"?
Come nei più classici film dell'orrore, ecco che da dietro la doccia è spuntato D'Alema:
Con il sistema tedesco noi potremmo convogliare un campo vasto di forze, dall'Udc alla Lega - già che ci siamo, perché non anche Minnie e Topolino? - e creare un assetto tendenzialmente bipolare, […] con un centro forte che si allea con la sinistra - per carità, non sia mai viceversa, ossia che una sinistra forte si allei con il centro - non riesco a immaginare uno schema migliore, per un Paese come il nostro" - dove ai cittadini glielo mettiamo in quel posto.
Ma dico, non poteva limitarsi a dire che "quello della legge elettorale è davvero il nodo di fondo"? Perché è dovuto andare oltre, e come sempre imporre il suo diktat, che tradotto in tattica politica significherà che anche questa volta il Pd non sarà in grado di portare a casa un risultato che sia uno, neanche su una questione talmente condivisibile come l'affossamento della "porcata"?
Santo Bersani, sollecitato dagli sbadigli di Renzi, ha risposto così all'imposizione del suo lìder: "Non voglio rimanere impiccato ad una formula, a dei modelli. Prima vediamo in quanti siamo d'accordo nel dire che questa legge è un abominio. […] Bisogna discutere anche con chi la pensa diversamente da noi".
Che dite, si rivolgeva a D'Alema?