5 giugno 2010

Venghi, venghi


Essendo in collegamento e avendo a che fare con la carica e la tensione dei ricercatori degli enti soppressi non avevo carpito l'attimo, che ho potuto recuperare facendomi un giro sui blog: andate al minuto 4.55 del video e godeveti un bel "venghi in Parlamento" di Bersani.
Può scappare, per carità.
Però Bersani ci si mette proprio d'impegno per lanciare la palla agli avversari, eh?!


4 giugno 2010

Se questo è giornalismo

Ammirate l'ultima opera d'arte di Marcello Veneziani: ritratto di Tremonti.
Mi astengo dal commentare, perché occorrerebbe abbassarsi al suo livello:
Mi piace vederlo quando fa soffrire Bondi, mi ricorda er Canaro quando chiudeva in gabbia le sue vittime e gli praticava dolorosi tagli. Mi esalta quando prende a calci Brunetta, realizzando il sogno di milioni di fannulloni.
[...]
Misogino è forse riduttivo, credo che Tremonti non sopporti nemmeno i bambini, ma ho forti dubbi anche sui vecchi e in genere sugli adulti. È insofferente verso il prossimo anche se si sforza di non darlo a vedere.
[...]
Se gli propongono una escort, Tremonti chiede quanti chilometri fa con un litro. Se lo invitano al compleanno di una ragazza, le manda una copia del suo libro La paura e la speranza, ma poi non si presenta al festino; in compenso le manda la visita fiscale. Se gli infilano una bella zoccola nel letto, ordina la derattizzazione. Se gli fanno ingurgitare con l'inganno una pillola di viagra, al più gli scompare la erre moscia.
[...]
Mi rendo conto che è riduttivo definire Tremonti semplicemente anti-italiano. Più giusto sarebbe definirlo disumano, e lo dico come un complimento. Il genere umano non è il suo genere preferito. Tremonti è un incrocio ben riuscito tra un elettrodomestico e un extraterrestre.
[...]
Standogli vicino ebbi l'impressione che usasse il baygon come brillantina per i capelli e il flit come deodorante. Non credo invece che Tremonti usi il dopobarba perché non mi pare che cresca la barba sul suo volto, al più si deposita un leggero pulviscolo, come sui display della tv e del computer.
[...]
Devo scusarmi infine con il ministro se ho messo in giro una scabrosa diceria anatomica su di lui, che sta circolando con incresciosa insistenza: nel corso di una cena insinuai che Tremonti al posto degli organi genitali avesse un euro. E che da bambino, invece, avesse la lira tra le gambe. Niente malizie, alludevo solo a un caso di deformazione professionale.
Che tocca fà per campà...


1 giugno 2010

Non ci sto

Leggo il commento di Dario Di Vico sul Corriere della Sera e rimango sconvolta:
Forse è maturo il tempo per aprire una riflessione su quello che per amor di semplicità potremmo definire "rivalutazione del lavoro manuale".
In pratica Di Vico spiega: c'è la crisi e i giovani sono le vere vittime, come ha detto ieri lo stesso Draghi. La soluzione? Gli uomini tornino nelle fabbriche, le donne vadano a fare le badanti, e per chi si è già iscritto al liceo occorre trovare vie d'uscita per evitare loro un'inutile laurea.
Se queste sono le indicazioni dei nostri padri per rispondere a una disoccupazione giovanile che tocca il 50%, vorrà dire che dovremo rimboccarci le maniche da soli.
Perché, scusate tanto, ma non ci sto. E penso che i nostri padri abbiano lavorato tanto non per regalarci lo stesso destino, ma per consegnarcene uno migliore, nella logica globale dell'evoluzione della specie.
Si chiama progresso, ed è lì che vorrei andare. Possibilmente insieme al mio paese.



Hey, scrivo proprio a te

I 160 detenuti di Vicenza scrivono una lettera (per il testo integrale vai su Notizie Radicali):
[...] Scriviamo dal Carcere di Vicenza perché quello che accade qui ha del paradossale. Innanzitutto l’ottanta per cento di noi è imputato e non condannato in via definitiva, viviamo stipati in 3 persone in uno spazio di 7 mq. (tre persone, non una...!) e disponiamo di 3 ore “d’aria” al giorno anziché delle 8 previste da trascorrere dentro ad una vasca di cemento e acciaio. Precisiamo che in 7 mq c’è il posto occupato da 3 brande, dal water, dagli armadietti, dal lavandino, da un mini tavolino con relativi sgabelli e dagli oggetti personali, pertanto lo spazio calpestabile si riduce a meno di 2 mq. per 3 persone per 21 ore di fila al giorno.
Non è una formula chimica o matematica, è la nostra vita che se ne va... Si dirà, ma la prigione di Vicenza è vetusta, non permette nulla perché mancano gli spazi e per questo non è possibile per la direzione sopperire alle gravi privazioni e applicare la circolare ministeriale. Ma non è così! A Vicenza ci sono 4 campi da gioco all’aperto: 1 per il calcio, 1 per la pallavolo, 1 per il tennis ed 1 per il calcetto. Sarebbe un carcere a 5 stelle almeno per l’estensione esterna se solo potessimo adoperare tanto spazio che invece resta inutilizzato. Perché? Non lo sappiamo! Proviamo ad avanzare una ipotesi plausibile...Tutti reclusi particolarmente pericolosi? Assolutamente no!
Perché non interviene il Magistrato di Sorveglianza che ne avrebbe titolo e potere come a Cuneo? A questo punto ci appelliamo anche alla cittadinanza ed al Comune di Vicenza affinché venga istituito il garante dei diritti delle persone private della libertà personale come già accade nelle vicine Padova e Verona e nel 90 per cento delle carceri italiane. Mandate un vostro rappresentante a vedere in quale mostruosità siamo costretti a vegetare nel cuore del “civilismo veneto” e dopo chiedetevi il perché di tanti suicidi e atti di autolesionismo nel carcere di Vicenza e perché non vi sono significativi riferimenti di detenuti dopo la scarcerazione. Da questa scatola gigante di grigio cemento armato si alza forte il nostro grido di disperazione.
Speriamo che qualcuno lo raccolga e che i nostri pochi diritti cessino di rappresentare una meta irraggiungibile. Ci piace terminare ricordando le parole del filosofo e senatore Norberto Bobbio. Così definiva il pianeta carcere in anni apparentemente lontani e in realtà vicinissimi: “Il carcere funziona come un ospedale dove ci si facesse ricoverare non per guarire ma per ammalarsi e maggiormente morire”.
Sì vabbè. Era quel comunistaccio di Popper che diceva che "il grado di civiltà di un paese si misura dalle condizioni delle sue carceri". Quindi tutte cazzate.


Gente perbene a candidatura unica/2

Vi ricordate il "candidato unico" a sindaco di Ribera, in provincia di Agrigento, quello che per non dover faticare per ottenere il quorum aveva fatto candidare moglie, madre e cognato nella lista civetta avversaria?
Il popolo sovrano ha deciso: ben il 61% dell'elettorato si è presentato alle urne, e la stragrande maggioranza ha espresso la sua preferenza per Carmelo Pace, il "candidato unico".
Noi italiani, si sa, siamo così: del rispetto delle regole che ce ne fotte a noi.
Poi non lamentiamoci, però.