5 gennaio 2012

E se senza l'art. 18 aumentassimo l'occupazione?

Quanto vorrei che a parlare della riforma del mercato del lavoro fossero i diretti interessati e non gli interessati a specularci sopra.
Per questo voglio condividere con voi questa email che ho ricevuto ieri:
Ciao Giulia,
mi permetto di darti del tu, spero non sia un problema.
Andando al sodo, la mia riflessione è la seguente, cerco di essere sintetico al massimo:
quando si parla di articolo 18 si scontrano le due tesi:
1. quella, chiamiamola "di destra", per cui va abolito per permettere alle aziende di essere "flessibili"
2. quella, chiamiamola "di sinistra", per cui va mantenuto in modo da difendere i diritti dei lavoratori
Io sono un ragazzo di 30 anni ed ho con un'azienda privata (piu' di 15 dipendenti) un tempo indeterminato. Non mi soffermo sulla tesi 1. quanto sulla 2.
Io vorrei che la mia social democrazia fosse meno vecchia. Voglio dire che spesso sento scontrarsi idee opposte ma ambedue vecchie.
Ho lavorato sia in aziende piccole che di medie o grandi dimensioni, constatando due cose:
a. nonostante l'art. 18 le aziende grandi trovano comunque il modo di sbarazzarsi dei dipendenti (ad es. false esternalizzazioni)
b. che la soglia dei 15 dipendenti per licenziare impedisce alle piccole di trovare il coraggio di provare a diventare grandi perchè il rischio è grosso: l'Italia è costituita principalmente da piccole, e questo si sa, quello che forse passa in secondo piano è che questa soglia costituisce una sorta di barricata... io, lavorando in passato in una piccola azienda, piu' volte mi sono sentito dire dall'AD: "prenderei volentieri qualcun altro se non perdessi la possibilità di licenziare se qualcuno non mi piace o se ci sono periodi in cui le cose fanno male"...
Quello che mi chiedo è, va bene difendere l'articolo 18, ma la mia sinistra social democratica lo vuole proporre oppure no un modello moderno che permetta alle piccole di assumere mantenendo le possibilità di licenziamento attuali e ai lavoratori di essere protetti quando l'azienda diventa DAVVERO grande???
E' possibile che il ruolo del sindacato debba essere unicamente quello di difendere diritti acquisiti senza peraltro riuscirci senza pensare minimamente a come migliorare le cose?
Insomma, la destra riesce a far passare il sindacato come un ostacolo allo sviluppo e il centrosinistra come coalizione senza programma. Se il sindacato continua a difendere gli interessi di pochi e il centro sinistra si limita a dire frasi del tipo "a che serve togliere l'art. 18 se tanto vale per poche aziende", invece di pensare a quante nuove grandi si potrebbero generare con un modello incrementale, rischia di finire per essere come dicono i falsi liberisti di centro-destra.
grazie
Eduardo



14 commenti:

Anonimo ha detto...

l'art.18 e` un falso problema.
In realta` negli ultimi 15 anni si e` accentuata e consolidata la tendenza ad investire i capitali non sul lavoro e sull'impresa ma sugli strumenti della finanza, visti come il mezzo piu` rapido ed efficace di moltiplicare ricchezza. Se finalmente non si inverte la tendenza, con le buone o con le cattive, e si torna sul lavoro, intellettuale o manuale, sulla produzione e sull'innovazione tecnologica, con ci sara` riforma dell'art.18 che tenga

Anonimo ha detto...

I sindacati falliranno clamorosamente. Siamo onesti: il problema è la gente (poca) che viene licenziata ingiustamente o quella (moltissima)che il lavoro lo perde perchè le aziende chiudono? Siamo proprio sicuri che tutti quelli che verrebbero licenziati lo sarebbero ingiustamente? Il problema è che di lavoro non ce n'è e che chi lavora lo fa spesso per stipendi che gli permettono solo di sopravvivere. Fate i nostri interessi: barattate l'art. 18 con stipendi più alti, incentivi alle assunzioni, riduzione della imposizione fiscale ecc. Senza poi contare che se ti vogliono lasciare a casa un modo lo trovano comunque... Un bagno di umiltà e realismo farebbe bene a tutti e aiuterebbe a forzare la mano dove realmente serve, perchè il lavoratore va tutelato, sempre, ma "tutela" è un concetto molto più ampio di quello che si crede.
Mirco

Simone ha detto...

Ciao Giulia,

io sono un metalmeccanico di 38 anni, che ha lavorato agli inizi in una piccola azienda ed ora (fortunatamente) in una grande (600 persone). Dalla mia piccola esperienza personale e non, avendo molti amici in diverse situazioni lavorative, mi sono fatto un'idea ben precisa, ovvero che l'art 18 è solo una guerra di "facciata", cioè, una prova di forza che poi a cascata seguiranno altri art o decreti pro flessibilità. Personalmente, non credo che la soluzione del mondo del lavoro in Italia giri intorno a questo articolo, il mio vecchio titolare non credo nemmeno sapesse cosa diceva art 18, ma faceva di tutto per mandare avanti la sua piccola azienda.. quello di sicuro che sapeva, era che le tasse lo ammazzavano e cercava ogni possibile "via di fuga" da questa cosa! Mentre devo dire che, nella mia azienda attuale c'è stato un solo caso di reintegro con la art 18 appunto, voluto da tutti noi perchè oltre a ricorrere al tribunale del lavoro abbiamo indetto una serie di scioperi, un signore di mezza età con problemi fisici e familiari, e in quel caso vedi come un'azienda (che reputo ancora una buona azienda dove lavorare) ci mette due minuti a metterti in strada, perchè Mario Rossi con i suoi problemi in quel caso diventa impiegato n°00123456. Scusa se mi sono protratto, la mia conclusione ribadisco è che si tratta solo di una battaglia di facciata ma che dietro nasconde una guerra molto più lunga e dura per noi lavoratori che, ancor più in questo periodo, non abbiamo armi con cui difenderci e ci sentiamo moooolto soli, senza nessuno che ti dia parola o ascolto. Piccola parentesi, basta vedere la liberazione degli orari, secondo i cervelloni, porteranno aumenti di assunzioni o le commesse saranno OBBLIGATE a fare gli straordinari? magari qualcuno ha figli (spero abbia i nonni a casa per guardarli...) e vorrebbe educarli e crescerli senza sentirsi in colpa, poi la cosa "carina" è che la passano come un vantaggio per noi che vorremmo acquistare.. io quest'anno non ho soldi, per fortuna vivo decentemente, ma pensando alle vacanze al mare (per portare la bambina di 2 anni) 2 settimane a Follonica rinuncio ai saldi (anche ai pre-saldi sinceramente, ma non mi pesa) quindi potrebbero stare aperti 24 su 24 i negozi! Scusa se mi sono dilungato, ma sono stufo di vedere tutti i problemi dell'italia sempre e solo legati ai "privilegi" dei lavoratori o al muro dei sindacati (che, tranne Landini, li rimanderei volentieri nelle fabbriche... rimanderei? ma ci sono mai stati?).
Grazie ancora se avrai la pazienza di leggermi e auguri per la tua guarigione... Simone.

roberta ha detto...

non ho idea se l'abolizione dell'art 18 porterebbe a nuova occupazione.
so però quali sono i primi dipendenti di cui le aziende si disferebbero, una volta smantellato: le donne, le madri, i cagacazzo, quelli che pretendono rispetto, quelli con parenti anziani da accudire, ecc ecc ecc.
ma tanto si, va bene, chi se ne frega... in fondo, sono categorie deboli.
fuori dai giochi loro, aumenterà sicuramente occupazione e produttività, ahahahaha.


scusa sai, ma non riesco ad essere meno caustica.
IL LAVORATORE SENZA DIRITTI DIVENTA SCHIAVO.

ed io grazie ma no, non ho alcuna intenzione di lavorare fino a 65 anni come una fottutissima schiava.

Nyarlathotep ha detto...

In Italia abbiamo I sindacati più inutili del mondo, perché hanno un forte potere contrattuale ed allo stesso tempo quale sia la situazione occupazionale italiana non devo essere io a riassumerla qui. Il benessere si trova sia in realtà moooolto flessibili come il Regno Unito, od in altre con un forte orientamento socialista come la Scandinavia. La riforma da fare è la serietà delle istituzioni, che devono creare un ambiente favorevole alla creazione ed alla crescita del tessuto imprenditoriale. L'art.18 è una battaglia stupidissima ed ipocrita.

AmonPke ha detto...

tabula rasa! ne padroni ne servi. abbiamo ormai mezzi, strumenti, evoluzione e tempo a nostro favore. possiamo uscire da questo pantano che sta annullando la nostra esistenza, il nostro pianeta , la nostra vita nello spirito e nella materia. prendiamo atto tutti insieme che é ora di evolvere.

antonio, operaio da genova ha detto...

Ma si, tanto siamo 7 miliardi! Come disse il buon Battiato, "affinché il sol dell'avvenire splenda ancora su questa terra, facciamo un po' di largo con un'altra guerra!"

antonio, operaio da genova ha detto...

Questa discussione mi sembra quella sulla legge Biagi, che voleva liberalizzare le assunzioni e i livelli in base alla meritocrazia; risultato, 80% di contratti atipici, aumento esponenziale del precariato, in particolare nelle fasce ad alta scolarizzazione. Ora si vuole fare lo stesso anche con la forza lavoro specializzata.
Pivelli!

Anonimo ha detto...

Va bene, ma quand'è che un azienda diventa "DAVVERO GRANDE"?
Il numero di 15 dipendenti serve a dare un confine. Difatti io sono in accordo con la tesi che se un azienda può permettersi di mantenere oltre 15 dipendenti, ha un volume d'affari importante.
Rispondo all'imprenditore trentenne che se il suo problema è licenziare una persona perchè ti accorgi che è incapace, allora sappia che già oggi ci sono strumenti e tempi più che adeguati per valutare una persona prima di darle fiducia e farla entrare definitivamente in famiglia.
L'impresa non è fatta solo di capitali, di immobili e di macchine, ma anche di esseri umani. Fai in modo che chi è nell'impresa si senta parte di un progetto e non solo un numero, e vedrai che la qualità del lavoro aumenterà considerevolemente.
Invito i cittadini italiani a non essere passivi anche davanti a questo tentativo svalutazione, perchè altrimenti è davvero finita.

socialista eretico ha detto...

30 anni ed ha un'azienda di oltre 15 persone.
io lo vorrei conoscere questo tipo.

maxbolo ha detto...

L'occupazione si aumenta diminuendo l'orario di lavoro, controllando che nessuna faccia straodinari, incentivando fiscalmente le aziende ad assumere e in molti altri modi.
Come possa passare anche solo dall'anticamera del cervello a qualcuno che si possano aumentare i posti di lavoro togliendo l'articolo 18, o, comunque, in generale, diminuendo i diritti dei lavoratori, io proprio non riesco a capirlo.
Oppure si tratta di malafede?

I fatti sono fatti.
Esistono paesi dove i diritti dei lavoratori sono forti, le tutele molte ed applicate, l'orario di lavoro minore, i giorni festivi più numerosi e ci sono paesi dove i diritti sono deboli, le tutele poche e/o male applicate, l'orario di lavoro è più lungo e i giorni festivi pochissimi.
Nei primi la disocccupazione è bassa, la produttività è alta, l'economia funziona, nei secondi è il contrario.
Per quale assurdo ragionamento in Italia, seguendo l'esempio dei paesi con meno tutele, dovremmo ottenre i risultati dei paesi con più tutele?
Chi propone questi ragionamenti o è poco informato e poco intelligente oppure è in malafede.
Punto.
Ebbasta fare propaganda neoliberista, possibile che ancora non ti sei accorta che il liberismo non funziona?
L'hanno capito pure i liberisti!!!

Anonimo ha detto...

L'art 18 non impedisce di licenziare i lavoratori, impedisce di farlo senza giusta causa, è questa la differenza enorme. Le grandi aziende hanno decine di possibilità normative per poter licenziare una persona in qualsiasi momento, ma deve motivare e provare la causa, non solo perchè il direttore decide che da domani quelli che si rifiutano di fare gli straordinari gratis la domenica verranno licenziati...

Anonimo ha detto...

Sicuri che l'articolo 18 sia la priorità? Alleviare la pressione fiscale e/o incentivare con detrazioni e benefit chi investe prima di tutto. La seconda opzione è stata quella più diffusa della Scandinavia negli ultimi tempi ma con tutti i pregi e difetti del caso:
- la pressione fiscale è rimasta elevata;
- costo del lavoro esoso;
- maggior benefit elargiti dallo Stato causa disoccupazione aumentata o quant'altro;
- introduzione di CCNL per vari settori e progressivo decadimento del minimo salariale garantito per legge! (tali accordi prevedono in media minor retribizione 'base' per assicurare più competitività pfft)
- i partiti eletti si son spesso e volentieri affidati al populismo e in Norvegia ne han pagato le conseguenze;
ed altro ancora....


- Denis il Ravennate

Gi.Fe. ha detto...

Anche secondo me l'art. 18 è un falso problema e poi, parliamoci chiaro, non credo che la sua abolizione porterebbe nuova occupazione (come si diceva del famigerato "pacchetto biagi"). Mi sembra l'ennesima crociata ideologica di matrice liberista usata per giustificare le magagne della crisi economica. Che poi, se qualcuno vuole approfittarsene per non lavorare, riprendendo ciò che diceva il sottosegretario Polillo ("approfittano dell'art. 18 per mettersi in malattia e vedere le partite"), lo fa anche senza art. 18...