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16 giugno 2011

Il porcellum di Bisignani

Silvio Berlusconi:
Il mio partito... Noi riteniamo che questo [legge elettorale] sia il miglior sistema per il Governo del Paese.
Luigi Bisignani, faccendiere agli arresti domiciliari per la sua presunta associazione segreta, su Alfonso Papa, parlamentare del Pdl su cui pende un'ordinanza di custodia cautelare:
Mi chiese di appoggiare la sua candidatura alle elezioni del 2008 e io ne parlai con Verdini che compilò le liste. Papa fu sicuramente appoggiato da Pera e da Castelli.
Domanda lecita: a quale governo del paese si intende quando si dice che la legge porcellum è il migliore sistema possibile?
No, perché a me sembra tanto che questa cosa delle liste bloccate in mano a persone come Verdini non faccia altro che incrementare clientelismi e fenomeni di corruzione, più che un buon governo del paese.
Ma così, le mie sono solo suggestioni.


15 luglio 2010

Pio pio - il giornalismo che non morde

Per quel che può valere la mia opinione, ritengo Marco Imarisio un buon giornalista.
Non è quindi colpa sua se l'intervista che ha fatto a Denis Verdini, e che è pubblicata a pagina 3 del Corriere della Sera, parta così:
Vietata ogni domanda "giudiziaria", si parla solo di politica. Anche se, davvero, è inevitabile non cominciare dlala presunta P3 e affini.
Conseguentemente, le domande sono del calibro:
Riconosce però che le inchieste l'hanno molto indebolita?
Amareggiato?
Inchieste a parte, lei non ha davvero nulla da rimproverarsi?
Ammetterà che non tutti possono essere d'accordo con questa visione.
Come finirà per lei?
Capito? A Denis Verdini, deputato della Repubblica e coordinatore del maggiore partito italiano, attualmente coinvolto in quella che sembra la nuova P3, non è lecito fare domande "giudiziarie". O meglio, gli si offre la terza pagina del principale quotidiano nazionale per parlare solo di "politica".
Il giornalismo in Italia è proprio strano: non si capisce se è più importante il lettore o il soggetto dell'articolo.
E senza un giornalismo cane da guardia, non bisogna poi sorprendersi che uno come Verdini non si senta politicamente obbligato a dimettersi. Tanto può parlare di quello che gli pare.



12 luglio 2010

Le pubblichiamo o no?

Mi rivolgo agli amici liberali, quelli con cui mi confronto in questi giorni sul tema delle intercettazioni, visto che molti di loro sono a favore del ddl intercettazioni nella parte in cui si stabilisce che queste non vadano pubblicate, mai.
Prendiamo ad esempio quello che ha detto Bocchino:
Sarà quello che verrà fuori che porterà Verdini a dimettersi: noi abbiamo visto finora solo una parte delle intercettazioni, quella relativa alle responsabilità addebitate agli altri indagati. Ma quando emergeranno le intercettazioni, è difficile che riesca a resistere. [...] Credo che ci sia ben poco dal punto di vista penale, ma per il resto pongono un grave problema di opportunità.
Bocchino si riferisce all'inchiesta sull'eolico in Sardegna, dalla quale Verdini (fanno sapere dal suo staff) non avrebbe ricevuto neanche un avviso di garanzia. E' lo stesso Bocchino, infatti, a specificare che forse dal punto di vista penale non c'è niente. Infatti, una cosa sono le inchieste giudiziarie, una cosa l'opportunità politica: non tutto ciò che in politica è deprecabile e a dir poco sconveniente è penalmente perseguibile.
Ora, secondo gli amici liberali, queste intercettazioni non andrebbero pubblicate. Fra poco potrebbero essere accontentati: il 29 luglio partirà la votazione alla Camera e il ddl intercettazioni potrebbe diventare legge.
Cosa succederebbe a quel punto? Molto probabilmente, quello che Bocchino ha potuto leggere "nelle 60 pagine del gip" verrebbe trasferito in un riassunto redatto da non si sa chi, e soprattutto vicino a chi, e pubblicato solo alla fine delle indagini. Il che significa che Verdini intanto continuerebbe a farsi gli affaretti suoi e di quella che si delinea come la nuova P2, riuscirebbe forse a destituire un rispettabile uomo delle istituzioni per un Cosentino condannato per camorra qualsiasi, e a farsi un sacco di soldi in altre imprese tipo quella dell'eolico mettendo i soldi nella sua banca, rimanendo ovviamente coordinatore del Pdl e deputato della Repubblica. Tutto ciò assolutamente indisturbato e con un'opinione pubblica all'oscuro di tutto.
Allora, amici liberali, non è proprio la libertà di stampa il diritto fondamentale che porta al compimento dell'einaudiano "conoscere per deliberare"?
Non abbiamo ancora imparato la lezione dei padri costituenti americani, che con le parole di Jefferson già duecento anni fa ritennero che:
Il nostro primo obiettivo dovrebbe essere dunque, di lasciare aperte all'essere umano tutte le vie che portano alla verità
?
No perché, amici liberali, potete sempre decidere di preferire Berlusconi a Jefferson, quando dice che:
La libertà di stampa non è un diritto assoluto.
Sono liberale anch'io, e qualcosina me l'hanno fatta pure studiare. Questa storia della "riservatezza" non si regge in piedi, e fra Jefferson e Berlusconi, mi sa tanto che è più liberale il primo.
Allora amici liberali, ancora convinti che queste intercettazioni non vadano proprio pubblicate?



12 novembre 2009

Certa politica, certo teatro

Approfitto del comunicato di Denis Verdini, coordinatore nazionale del Pdl, per evidenziare quello che ormai è diventato il linguaggio stereotipato di "certa politica".
In neretto le dichiarazioni sempre uguali che ormai fanno parte del gergo del teatrino politico, quando un attore deve delegittimare un potere istituzionale che nel svolgere il suo ruolo mette i bastoni fra le ruote al potere predatorio dei politici.

“Con la richiesta di custodia cautelare inviata alla Camera dalla Procura di Napoli siamo in presenza di un’iniziativa giudiziaria “a comando”. Mai come in questo momento assistiamo a una pericolosa e vergognosa commistione fra politica e magistratura.

Nicola Cosentino è un politico di razza che ha sempre svolto con entusiasmo ed efficacia il suo impegno, come dimostrano gli straordinari risultati elettorali da lui conseguiti da quando è Coordinatore regionale della Campania. Era la persona più adatta a candidarsi e vincere la Presidenza della Regione Campania, da quindici anni roccaforte della sinistra.

Proprio per questo motivo, nei suoi confronti è stata avviata una indecorosa campagna di demonizzazione. Per oltre un anno apparati della sinistra giustizialista, sostenuti dalla stampa forcaiola del gruppo Espresso-Repubblica e di Santoro, hanno chiesto a gran voce provvedimenti nei confronti di Cosentino buttando sul terreno elementi giudiziari vaghi, ’de relato’, tutti ancora da verificare sotto il profilo della fondatezza. Ancora una volta, quindi, la sinistra giustizialista ha chiamato e certa magistratura ha prontamente risposto. Siamo in presenza dell’ennesimo, inquietante tentativo delle toghe di condizionare il corso della politica e di impedire a colpi di provvedimenti giudiziari un esito elettorale altrimenti certo e inequivocabile”.

Sì, non c'è che dire, l'esito elettorale era "certo e inequivocabile": se le motivazioni che accompagnano la richiesta di arresto dell'on. Cosentino si riveleranno corrette, con tutto quel popò di appoggio da clan camorristici e rete clientelare consolidata, i voti erano già nelle urne, sigillate.