28 giugno 2010

Se non lo sa lei!

Ormai criticare il Pd - con la P maiuscola e la d minuscola - è diventato un po' come sparare sulla Croce Rossa, e per autocoscienza mi metto anch'io nella mischia (anche se le mie intenzioni non sono distruttive, ma volte al vero pD - stavolta con la D maiuscola - di cui avremmo tanto bisogno). Criticare i giovani del Pd, o meglio constatare che non esistono, e che battono un colpo solo se mossi come marionette dai burattinai storici, poi, è un vero sport nazionale.
Quando emerge qualche personalità under 40 che qualcosa nel Pd prova a farla, ma soprattutto lavora per la costruzione del pD, bisogna subito etichettarlo con dei marchi sminuenti, meglio ancora se lo fanno passare un po' per sfigato.
E' quello che fa Maria Teresa Meli su Io donna di sabato scorso, nel suo pezzo "I giovani del Pd e l'arte di sparire". Il titolo è già abbastanza rivelatore di dove voglia andare a parare. Fra una stoccatina a Renzi ("chissà quanto durerà") e una alla Serracchiani ("è finita che all'ultima assemblea quasi nessuno la fotografava"), la giornalista prende quella che a parere di chi scrive è un'emerita cantonata:
Sgomitano in tanti. Alcuni, come Pippo Civati, sono stati colti con le mani nel sacco, anzi, nel computer, che si facevano votare da amici, parenti e collaboratori in un sondaggio on-line sul futuro leader del Pd. La cosa più triste è che poco dopo finiscono nel cono d'ombra e non si capacitano di come sia potuto accadere.
La Meli si riferisce al famoso sondaggio on-line dell'Espresso, in cui la maggioranza dei voti totali proveniva soltanto da una manciata di Ip. La giornalista, che è una fine conoscitrice del Pd, deve aver seguito da vicino gli sviluppi della questione, e c'è da pensare, quindi, che anziché essere incappata in una svista abbia proprio peccato di malizia consapevole.
L'accusato principale del taroccamento, in effetti, era stato Matteo Orfini (chi fu?), che non solo aveva ricevuto la quasi totalità dei suoi voti da un unico Ip, ma era stato oggetto di un andamento dei voti assai sospetto, che si era misteriosamente stoppato dopo essere stato denunciato in itinere.
Quelli a cui si riferisce la Meli, invece, sono i voti ad andamento "normale" ricevuti da Civati, la metà dei quali provenivano da 3 soli Ip. Il bello è che la questione degli Ip non riguardava solo Civati, ma anche Renzi, la Serrachiani (cui nel pezzo, però, la Meli non fa alcun cenno), e perfino Vendola.
Civati, nella circostanza, si era espresso sull'accaduto, in una sorta di difesa preventiva, per mettersi al riparo da possibili accuse di taroccamento: non si può essere responsabili anche dei sostenitori troppo solerti che decidono di agire in proprio.
Ma non funziona così per le "grandi penne". Loro hanno una tesi da dimostrare, e se uno non vi rientra lo si tira per la camicetta e lo si ficca in un modello preconfezionato, facendosi beffe della verità (e di quello che si dà a bere al lettore, che magari non ha seguito tutto il giro di post e contropost sull'affare di stato del sondaggio, e allora prende per vero quello che la Meli scrive. Se non lo sa lei!).
E' quello che ho sperimentato anch'io sulla mia pelle: appena assunto il ruolo di conduttrice di Generazione zero nella trasmissione di Santoro, dovevo per forza rientrare nella parte della leggerina nel mondo delle nuvole (chissà perché), e pur di far passare quel messaggio, qualcuno aveva pensato bene di taroccare una mia intervista.
Guarda caso, anche quell'episodio era stato ospitato dal Corriere, al quale, per la sua "autorevolezza", non si può dire proprio niente: neanche una smentita, che gli sporcherebbe la pagina con quisquilie di poco conto.
E intanto il lettore, ignaro, se la beve.
Se lo dice il Corriere!


25 giugno 2010

S.O.S. gatto omosessuale: censurato


Questo spot è stato censurato dalla tv francese perché "polemico".
Per me è simpatico e basta, e manco troppo originale.
Ma non è che questi censori vogliono imporre agli altri le stesse repressioni che vivono loro stessi?


Che conquista!

Fossi nelle femministe degli anni Settanta, quelle che hanno combattuto per l'emancipazione della donna e per i loro diritti, sarei incazzata dell'uso che della loro battaglia e rivoluzione ne facciamo oggi.
Vado in giro e vedo un sacco di ragazze sotto i venti tutte pelle e ossa. Mi siedo in un bar e sento discorsi su peli, diete e magliette. Odio le generalizzazioni, ma il modello della velina/modella anoressica/paperina sorridente e silenziosa per forza di cose mi sembra che finalmente sia riuscito a penetrare nella società.
Care femministe: quanto lavoro per nulla.


Paradossi calcistici

Il ministro per la semplificazione Roberto Calderoli:
Questa prematura eliminazione non è altro che il risultato di una demenziale politica sportiva, che ha portato alla cancellazione dei nostri vivai e che ha fatto sì che a vincere il campionato e la coppa Italia, oltre che la Champions League, sia una squadra che di nostrano non ha neppure l'allenatore [l'Inter].
Che Calderoli stia inconsciamente spingendo per allargare il "nostrano" italico, magari ammodernizzando i criteri per ottenere la cittadinanza nel nostro paese?
Potrebbe dare una bella spinta a quelli che Calderoli ha chiamato "bambini viziati" e ai loro "capricci".
Un fatto è certo: la "Padania" non avrebbe fatto un gran che meglio.



24 giugno 2010

Ah, indignazione che se ne va...

Silvio Berlusconi a Giancarlo Innocenzi:
Basta, finiamola con questo scandalo. Quello che bisogna concertare è che la vostra azione permetta di chiudere la trasmissione [Annozero].
Nota dell'Agcom:
Il presidente Corrado Calabrò ha comunicato al Consiglio che il dottor Giancarlo Innocenzi Botti ha presentato le dimissioni da componente dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e che di ciò va data informazione al presidente del Senato per i provvedimenti di competenza.
Silvio Berlusconi: siede ancora tranquillo alla Presidenza del Consiglio dei ministri, noncurante dello scandalo uscito dall'inchiesta di Trani. E coperto dal legittimo impedimento.
Il tassello mancante, in questa storia, non è tanto la giustizia, ma l'opinione pubblica, che in Italia, ormai, ha perso il gusto di indignarsi.