16 agosto 2010

Legge del taglione? Peggio

Cronaca della mia visita al carcere di Rimini con l'iniziativa Ferragosto in carcere organizzata dai Radicali. Sotto solo una parte, qui il pezzo intero:
Ma è la sezione numero 1, quella che ci è stata segnalata dagli stessi detenuti più fortunati, a lasciarti semplice in cerca di un’umanità sospesa: una cella, che prima era il luogo di ricreazione, con ben 18 corpi ammassati, gente costretta a mangiare in piedi perché “non c’è posto per tutti. Ma ho chiesto io di stare qua dentro, vai a vedere quelle nel corridoio, loro sì che sono messi male”. Nel corridoio scorgi dapprima le braccia penzolanti dalle grate, poi cominci a vederli a uno a uno: 10, 11, 12 persone in una cella che per legge ne potrebbe contenere 3, si chiamano Mohammed, Pasquale, Yuri. Uno ci fa vedere il braccio ingessato “con del cartone”, dopo che erano 3 giorni che se l’era rotto. “Ti hanno fatto le lastre? Hahaha“. Sempre lui ci mostra il lavandino: l’acqua che esce dal rubinetto va a finire direttamente sui piedi del detenuto. “Ma cosa vuoi che sia”, fa una guardia carceraria. “L’unico modo per farci sentire, per denunciare questa condizione in cui non terrebbero neanche le bestie, è tagliarci. Ieri è stato il turno di quello della cella davanti”. “Guarda nello spioncino a fianco: non vedi che abbiamo il bagno nella cucina?”. Allora gli chiedi: ma tu cos’hai fatto per stare qui? Risponde un ragazzo sorridente, vent’anni, marocchino: “ho rubato 250 euro e un cellulare e sono incensurato. E’ da 10 giorni che sono qui, ora mi trasferiranno a Milano, e sono in attesa di giudizio”. Quasi la metà, qui, è in attesa di giudizio. Di un altro i suoi compagni di cella dicono che ha dei problemi psichici, continua a ripeterci che aveva “solo litigato con la mamma”. Se così fosse (e così sembra), non dovrebbe stare lì, perché ci sono delle strutture apposta per gente come lui. Cerchi di rincuorarli, vuoi tirarli un po’ su, per quanto ti è possibile: c’è una sezione appena ristrutturata, dovrebbe aprire a giorni. “E’ da un anno che lo dicono”, ti rispondono quelli che stanno lì da più tempo. “Grazie”, ti congedano. “Grazie per averci fatto visita: raccontate in giro quello che avete visto, come ci tengono qua dentro. Vi sembra umano?”.



4 commenti:

Claudia ha detto...

Wow che coraggio ! Deve essere un esperienza forte visitare un carcere.Avere un idea sulla quotidianità di un detenuto, così lontana dalla nostra è qualcosa che sicuramente fa riflettere! La gente non si cura di loro, e come hai detto tu "non sn certamente dei santi", ma in ogni caso uomini.
Stupisce che in un carcere ci siano classi di detenuti..(fuori o dentro la diferenza di cetti persiste ) che si stia dimenticando la dignità dell'uomo ?! Triste daverro triste …

Anonimo ha detto...

difficile commentare un post come questo. stare là dentro ti dovrebbe far passare la voglia di delinquere. a parte pochi casi clinici questa voglia non ce l'ha nessuno che possieda una valida alternativa di vita civile. ho sentito che ogni detenuto costa 500 € al giorno. meglio mandarli in una pensione a rimini per 20. no? mi sembra anche più rieducativo.

Francesco ha detto...

Complimenti! continua così e tienici informati.
Saluti da Chicago!

Longobarda ControVento ha detto...

neanche dopo morti siamo tutti uguali, ma in carcere pensavo che più o meno non ci fossero differenze di trattamento. Bell'articolo, grazie per aver fotografato anche questa realtà solitamente ignorata dai media