26 novembre 2009

Il garantismo che dà scandalo

Non si possono difendere i diritti delle persone a fasi alterne.
Così, uno che si batte perché gli omosessuali possano sposarsi, perché un malato terminale possa scegliere l'eutanasia, perché la gravidanza sia una scelta, si batte anche perché i diritti delle persone siano garantiti di fronte alla giustizia, per il cosiddetto "garantismo".
Così Maurizio Turco, deputato radicale eletto nelle liste del Pd, ha deciso di non votare per l'autorizzazione all'arresto di Nicola Cosentino. Questa la sua motivazione:
A parte le dichiarazioni dei pentiti non ho trovato null'altro nelle carte. Sto parlando da membro della giunta che ha avuto modo di valutare ciò che è scritto nei documenti. Come dirigente politico e come cittadino mi faccio anche altre domande. E cioè: sono passati molti anni da quando è stato interrogato il primo pentito. Tendenzialmente da quello che ho letto dovrei dare per scontato che c'è stata un'attività di indagine, di inchiesta, con intercettazioni o pedinamenti che non ha portato a nulla. E se non c'è stata, ancora peggio. Diciamo che si poteva fare anche qualche tempo fa la richiesta. Perché oggi?



10 commenti:

Enri ha detto...

Cappato fa dei distinguo: "Analogia con il caso Tortora? No. Cosentino è un boss della partitocrazia campana, cioè di una vera e propria associazione a delinquere contro i diritti civili e politici dei cittadini. Tortora era una persona completamente estranea ai fatti che gli erano imputati e per i quali è stato addirittura condannato in primo grado e sulle piazze mediatiche. [...]
Va inoltre ricordato che Tortora si dimise da parlamentare europeo (radicale) per farsi processare, e che guidò una battaglia politica e referendaria (radicale) vittoriosa per la giustizia giusta (di tutti, non solo la sua)."

Gianluca ha detto...

Mi chiedo semplicemente una cosa: o i magistrati sono degli incmpetenti e scansafatiche che fanno un semplice "copia e incolla" delle dichiarazioni dei pentiti, senza effettuare altri riscontri, e allora sono da perseguire secondo legge
o, oltre le dichiarazioni ci sono dei riscontri per cui un giudice terzo (GIP) ha valutato che ci sono gli estremi per richiedere un provvedimento così "grave" e limitativo della libertà di una persona. Se però è vera questa ultima ipotesi, chi dice che ci sono solo "dichiarazioni" e null'altro dovrebbe avere il coraggio di denunciare, penalmente e civilmente, i magistrati.
Per quanto riguarda i tempi, pensiamo prima alle polemiche sulla giustizia italiana, sulle lungaggini burocratiche della giustizia e sull'elefantiaca celerità con cui si conclude un processo (sentenza definitiva), prima di dire che certe accuse sono "vecchie". Forse per il cittadino comune è diverso? E' possibile credere che per il cittadino comune le richieste siano fatte sempre e comuneu in "tempi ragionevoli"? Mi sembra che non sia così. Ora, invece che preoccuparsi seriamente di riformare la Giustzia, proprio in considerazione di questi riscontri che coinvolgono anche parlamentari, ci si "impantana" su apparenti questioni di principio e formali.
Concludo: ma la questione morale è una questione che deve definire la Legge o la coscienza della persona?

socialista eretico ha detto...

mah! essere rigorosi su ogni cosa è impossibile, si finisce sempre per guardare alla sostanza su alcune ed alla forma(e sostanza) per altre.

in questo caso , forse era meglio attenersi alla sostanza.... che a fiuto è indipendente dalle parole di un pentito(le quali è sempre bene prendere con le molle).

un parlamentare che si interessa del caso tuttavia dovrebbe avere avviato indagini personali in materia e sapere l'ufficioso oltre l'ufficialità... del resto la politica si gioca soprattutto su questo, altrimenti basterebbero dei buoni burocrati.

da lontano una domanda è: come mai quelli di AN che pure in altre circostanze sono stati zitti, stavolta si sono messi di traverso?

Francesco Calabria ha detto...

se fosse stato un cittadino normale però l'avrebbero arrestato.
Qui non mi pare sia corretto tirare in ballo il garantismo: garantismo è il controllo del GIP sulla richiesta del PM, se ci sono per legge i presupposti dell'arresto questo va eseguito e basta.

Il controllo parlamentare non può entrare nel merito degli atti giudiziari, ma si deve limitare a verificare una corrispondenza tra questi ed il fine ultimo dell'attività processuale penale, ovvero, in altre parole, che la giustizia non sia esercitata a fini politici.

Maurizio Turco (e come lui chi si è opposto, in buona fede, alla richiesta di arresto...inutile considerare chi lo ha fatto per mere esigenze di bottega) commette dunque, a mio modesto avviso, un grossolano errore, laddove fonda il suo voto sulla valutazione delle prove processuali, che gli è preclusa in quanto riservata dalla Costituzione e dalla legge all'Autorità Giudiziaria.

Piuttosto, la Giunta avrebbe dovuto limitarsi a valutare se la richiesta di arresto di Cosentino rientra nel quadro di una indagine svolta a fini penali, ovvero a fini politici.

E su questo non mi sembra ci possano essere dubbi. Tra l'altro, parliamo di criminalità organizzata, non certo di repressione dell'attività politica di Cosentino. Non avendo accolto la richiesta di arresto, ove l'ipotesi accusatoria fosse fondata, si dà quindi la libertà a questo signore di esercitare la sua influenza di uomo pubblico per inquinare a proprio piacimento le prove contro di lui. E per un reato molto grave.

Non mi convince affatto questo diniego...ma tanto, il Parlamento non autorizza praticamente mai la magistratura...la Casta si autoprotegge...e quindi, di che stiamo parlando?

Gianluca ha detto...

Perchè ne parliamo? Bella domanda, in effetti.

"A parte le dichiarazioni dei pentiti non ho trovato null'altro nelle carte... Tendenzialmente da quello che ho letto dovrei dare per scontato che c'è stata un'attività di indagine...E se non c'è stata, ancora peggio...Diciamo che si poteva fare anche qualche tempo fa la richiesta. Perché oggi?"

Tre passaggi che non comprendo o che comunque fanno - a mio modestissimo avviso - cadere in contraddizioni le sue ragioni.

a. se non c'è null'altro nelle carte, come parlamentare si ha l'obbligo a questo punto di richiedere - almeno - un'ispezione al Ministro della Giustizia

b. cosa vuol dire "tendenzialmente" sembra che ci sia stata un'attività d'indagine? O c'è stata o non c'è stata (nel qual caso, vale il discorso di prima). Se il giudizio si riferisce proprio a come sono state condotte le indagini, sottoscrivo in pieno
quello che ha detto francesco Calabria.

c. "perchè oggi?". I tempi della giustizia sono quelli che sono, per tutti: cittadini e parlamentari (anche se facendo questa contrapposizione, quasi un ossimoro, mi sembra di creare aprioristicamente una casta o negare l'" essere persona" del parlamentare). Se ci sono dubbi sull'azione o tempestività del provvedimento, si abbia il coraggio di andare fino in fondo: richiedere l'ispezione o denunciare direttamente i magistrati....o caso mai, se non si può fare o non si deve fare una valutazione sul procedimento penale (concordo ancora in tal senso con Francesco Calabria, forse è meglio star zitti o non "sparare" certe cose.
Molto più nobile dire che ci sono gli estremi della persecuzione politica e quindi si vota "no" all'arresto.

Mattia ha detto...

Sono d'accordo con chi mi ha preceduto. La posizione di Turco non mi convince. Comunque aspettiamo la sua relazione in parlamento. O si è convinti che si tratti di persecuzione politica o si vota a favore. Non è tollerabile una sproporzione di trattamento così abissale tra il comune cittadino e il potente di turno.

Rigitans' ha detto...

5 pentiti di malavita organizzata lo indicano come il tramite politico dei casalesi.
ok, prove certe non ci sono, ma in un paese di cultura anglosassone uno come cosentino dovrebbe dimettersi dalla presidenza del cipe, poi valutare se dimettersi anche da parlamentare.

altrimenti dovremmo schifarci dei paesi in cui i politici si dimettono perchè non pagano il canone o non versano i contributi alle colf oppure usano carte di credito del ministaero per compare una cosa per il figlio.

in italia fanno ben di peggio e non si alzano polveroni.
forse è per questo che alla fine si diventa giustizialisti forcaioli, perchè la gente per bene si rimpoe i maroni di subire sempre a causa e vantaggio dei furbi e degli infami.

Gianluca ha detto...

Si torna - di fatto - al discorso che la politica non rappresenta più le persone ma solo se stessa.

Roberto ha detto...

Mi allineo anch'io.
Il problema è che siamo usi a qualsiasi stortura.
Sarebbe lecito aspettarsi che molto prima nel cursus honorum di un politico vengano incrociati giudizi severi, e non della magistratura, sul proprio background.
Ah, già. Ma noi viviamo in un Paese in cui i giudici fanno politica e i politici, bah, diciamo pure quello che gli pare?

noheroes ha detto...

Tra parentesi, forse ci si dimentica che a gennaio il PD aveva già presentato una mozione per chiedere le dimissioni di Cosentino. Peccato che "Nicola O'Americano" anche il quel caso venne salvato dalle assenze degli stessi deputati democrati.
A mio avviso non è questione di garantismo o non garantismo, il fatto è che in qualsiasi altro paese democratico serio Cosentino si sarebbe dimesso, e non dimentichiamoci che per se non abbiamo prove certe io non sarei tranquillo sapendo che ben 5 pentiti in tempi diversi hanno indicato il sottosegretario all'economia come il contatto tra i clan e il Palazzo.
E' troppo, in questo paese, pretendere, da cittadino, un passo indietro da politici accusati di crimini così gravi, e aggiungo odiosi?