1 giugno 2010

Hey, scrivo proprio a te

I 160 detenuti di Vicenza scrivono una lettera (per il testo integrale vai su Notizie Radicali):
[...] Scriviamo dal Carcere di Vicenza perché quello che accade qui ha del paradossale. Innanzitutto l’ottanta per cento di noi è imputato e non condannato in via definitiva, viviamo stipati in 3 persone in uno spazio di 7 mq. (tre persone, non una...!) e disponiamo di 3 ore “d’aria” al giorno anziché delle 8 previste da trascorrere dentro ad una vasca di cemento e acciaio. Precisiamo che in 7 mq c’è il posto occupato da 3 brande, dal water, dagli armadietti, dal lavandino, da un mini tavolino con relativi sgabelli e dagli oggetti personali, pertanto lo spazio calpestabile si riduce a meno di 2 mq. per 3 persone per 21 ore di fila al giorno.
Non è una formula chimica o matematica, è la nostra vita che se ne va... Si dirà, ma la prigione di Vicenza è vetusta, non permette nulla perché mancano gli spazi e per questo non è possibile per la direzione sopperire alle gravi privazioni e applicare la circolare ministeriale. Ma non è così! A Vicenza ci sono 4 campi da gioco all’aperto: 1 per il calcio, 1 per la pallavolo, 1 per il tennis ed 1 per il calcetto. Sarebbe un carcere a 5 stelle almeno per l’estensione esterna se solo potessimo adoperare tanto spazio che invece resta inutilizzato. Perché? Non lo sappiamo! Proviamo ad avanzare una ipotesi plausibile...Tutti reclusi particolarmente pericolosi? Assolutamente no!
Perché non interviene il Magistrato di Sorveglianza che ne avrebbe titolo e potere come a Cuneo? A questo punto ci appelliamo anche alla cittadinanza ed al Comune di Vicenza affinché venga istituito il garante dei diritti delle persone private della libertà personale come già accade nelle vicine Padova e Verona e nel 90 per cento delle carceri italiane. Mandate un vostro rappresentante a vedere in quale mostruosità siamo costretti a vegetare nel cuore del “civilismo veneto” e dopo chiedetevi il perché di tanti suicidi e atti di autolesionismo nel carcere di Vicenza e perché non vi sono significativi riferimenti di detenuti dopo la scarcerazione. Da questa scatola gigante di grigio cemento armato si alza forte il nostro grido di disperazione.
Speriamo che qualcuno lo raccolga e che i nostri pochi diritti cessino di rappresentare una meta irraggiungibile. Ci piace terminare ricordando le parole del filosofo e senatore Norberto Bobbio. Così definiva il pianeta carcere in anni apparentemente lontani e in realtà vicinissimi: “Il carcere funziona come un ospedale dove ci si facesse ricoverare non per guarire ma per ammalarsi e maggiormente morire”.
Sì vabbè. Era quel comunistaccio di Popper che diceva che "il grado di civiltà di un paese si misura dalle condizioni delle sue carceri". Quindi tutte cazzate.


1 commenti:

Gianluca ha detto...

Sembra che il problema sia come farle funzionare le carceri...sinceramente non so più cosa aspettarmi da questo Governo, quindi non credo sia questa una priorità della loro agenda.