15 febbraio 2010

Informazione/comunicazione

Oggi Massimo Bordin in Stampa e Regime ha detto che la differenza fra comunicazione e informazione (che sta alla base delle controversie sugli aggiustamenti alla par condicio fatti dai Radicali) sta nel fatto che con il nuovo regolamento adottato dalla Commissione di Vigilanza Rai, le tribune politiche, anziché da persone sconosciute, verrebbero condotte dai vari Santoro, Floris, Vespa.
Se questo dovesse essere il pensiero che ha guidato la riforma, significherebbe che la considerazione che la politica ha del ruolo dell'informazione (e non della comunicazione) come funzionale per una sana democrazia è pari a zero.
Il che sarebbe molto preoccupante.




4 commenti:

Anonimo ha detto...

Ma cosa dice sto Bordin?!? Ma che c'entrano i conduttori con la differenza tra comunicazione e informazione.. O_O
LUCA

Anonimo ha detto...

Proprio non riescono a capire, forse per convenienza, che l'informazione deve letteralmente rompere le palle alla politica!
LUCA

Mattia ha detto...

Oggi non l'ho sentita, certo che non mi pare un' uscita molto felice. Non e` che era una battuta? :-).
La ragione che ha spinto Beltrandi a forzare sul punto informazione/comunicazione e` che, a parte la Bonino(molto di rado) e tu :-), i radicali in queste trasmissioni sono banditi. In particolare la critica che viene mossa e` che a queste trasmissioni sono invitati sempre gli stessi personaggi. Vedi per esempio Di Pietro ad Annozero e la Polverini a Ballaro`. Ora se la scelta degli ospiti fosse puramente editoriale e non fosse figlia della lottizzazione della RAI, non ci sarebbe niente di male.... ma purtroppo non e` cosi`. Detto questo, non sono d'accordo con questo provvedimento ne` con l' atteggiamento che i Radicali stanno tenendo in quese elezioni.

Gianluca ha detto...

Scusate ma non dovrebbe esserci una sottile differenza tra informazione politica e propaganda elettorale? O tutte e due sono la stessa cosa? In quest'ultimo caso, allora sarebbe meglio abolire qualsiasi informazione sulla politica, così evitiamo penose discussioni su improbabili leggi sulla par condicio